Nel Parco de Getsemani, in un pomeriggio di aprile, mi colpisce il disco del sole: illumina la Piana di Paestum che degrada dolcemente verso il mare lontano e…
M’illumino d’immenso
Ungaretti è stato il maggiore esponente della “poesia pura” da cui si svilupperà la corrente vera e propria dell’ Ermetismo. Coerentemente con la poesia ermetica, il testo è scarno e il titolo “Mattina” diventa parte fondamentale della stessa.
Ungaretti concepisce la poesia come strumento di conoscenza della realtà interiore ed esteriore della coscienza, raggiungibile non per via razionale o scientifica, ma per via analogica che consente di scoprire le relazioni esistenti tra gli esseri umani, una coscienza che li mette in armonia con l’universo giungendo alla percezione dell’assoluto e della fede in Dio.
Attraverso brevi poesie, ridotte a semplici connotazioni, ma dense di significato, Ungaretti esprime la sua condizione umana di combattente che subisce la guerra con rassegnazione perché essa è una fatalità inevitabile che si abbatte sui popoli.
“Mattina” è la lirica più rappresentativa della corrente dell’Ermetismo e il testo è composto da solo quattro parole “M’illumino d’immenso” che ne fanno il componimento più breve tra tutti quelli di Ungaretti, ma anche il più famoso.
Scritto il 26 gennaio 1917 sul fronte del Carso, durante la Prima Guerra Mondiale, se pure così breve, contiene molti temi importanti della poetica dell’autore diventando uno dei componimenti più dufficili da interpretare. In esso il poeta riesce a descrivere il desiderio di immensità dell’uomo comunicando l’incomunicabilità attraverso le quattro parole.
La luce rappresentata nella poesia è violenta e copre spazi e distanze sterminate e la mattina, che fa seguito ad una notte oscura, rappresenta la rinascita, ma questo si può capire solo attraverso un’immagine di vita vissuta.
Ungaretti vede la notte dalle trincee e la sua immagine aiuta a capire la forte emozione che prova al sorgere del sole dopo essere stato accanto ad un compagno massacrato.
All’oscurità della notte sopraggiunge l’alba col sole che prima lentamente e poi più rapido, si alza nel cielo in un tripudio di luce. La sensazione che prova è indescrivibile, intensa e dona un senso di pienezza e grandiosità mentre sente di essere a contatto con qualcosa di immenso e indefinibile: è lo spettacolo della vita che risorge dopo il buio di una notte di sofferenza e di dolore, uno spettacolo che tutta l’umanità porta scritto nel cuore da sempre.
L’immagine è indefinita e si ha bisogno del titolo “Mattina” per essere interpretata correttamente. La mattina è il momento della rinascita e del rifluire della vita. La mattina è il sole che illumina l’immensità dell’orizzonte che si può abbracciare solo chiudendo gli occhi e allargando le braccia verso l’infinito dando così origine ad un legame tra l’eterno e l’effimero, un legame misterioso che l’uomo vive continuamente nella sua vita.
Ognuno vive la sua notte, ognuno spera nella rinascita.
E mi scopro a pensare al giorno che muore e che mi porta inesorabilmente verso la sera, verso la fine della vita. Sopraggiunge il buio che annullerà i contorni delle cose; le ombre della sera non sono però preludio di morte ma quiete di sonno e mentre il cuore stanco riposa nasce l’alba di un nuovo giorno…

