Il ciclismo è fatto di epica e leggenda, una storia scritta sulla polvere e sul sudore.
Ecco un breve viaggio tra i giganti che hanno reso questo sport immortale
L’era degli eroici Coppi e Bartali
In Italia, il ciclismo è diventato religione con il dualismo tra Fausto Coppi e Gino Bartali.
Gino Bartali, soprannominato “Ginettaccio”, era l’uomo di ferro, imbattibile in salita e famoso per il suo coraggio.
Fausto Coppi, “Il Campionissimo”, fu il primo a unire forza atletica e approccio scientifico, diventando un’icona mondiale.
Il mito è nella foto dello scambio della borraccia. Tra i due rimane il simbolo del fair play e della rivalità che ha diviso e unito l’Italia del dopoguerra.
Poi c’è il “Cannibale”, Eddy Merckx
Nessuno ha vinto quanto lui. Il belga Eddy Merckx è considerato il più grande di tutti i tempi.
Perché “Cannibale”?
Perché non lasciava nemmeno le briciole agli avversari… voleva vincere ogni singola corsa, ogni traguardo volante, ogni tappa.
Ha vinto 5 Giri d’Italia, 5 Tour de France e quasi tutte le classiche più importanti.
Quindi c’è Marco Pantani, il “Pirata delle montagne”
Negli anni ’90, il ciclismo ha ritrovato la magia pura grazie a Marco Pantani.
Lo stile da scalatore puro, correva con la bandana e attaccava senza paura quando la strada saliva.
Nel 1998 riuscì nell’impresa leggendaria di vincere nello stesso anno sia il Giro d’Italia che il Tour de France, un’accoppiata che pochissimi nella storia hanno realizzato.
Oggi chi sono i nuovi fenomeni?
Oggi il ciclismo vive una nuova “età dell’oro” con atleti polivalenti che sembrano non conoscere fatica.
Ci sono campioni come Tadej Pogačar e Jonas Vingegaard stanno riscrivendo i record, correndo tappe lunghe e faticose a velocità impressionanti, proprio come quelle che hanno portato i corridori davanti ai templi di Paestum.
Curiosità
Molti di questi grandi campioni hanno indossato la Maglia Rosa, il simbolo del primato che brilla sotto il sole italiano e che ogni bambino sogna di vedere sfrecciare!

