C’era una volta, nel cuore dell’estate, una coppia di fratelli inseparabili: Riccardo, nove anni, una passione sfrenata per i dinosauri e uno zainetto verde sempre pieno di sassi “speciali”, e Rebecca, sei anni, grandi occhi curiosi, un cappellino rosa e la capacità di stringere amicizia con qualsiasi creatura vivente, formiche comprese.Quel giorno, la loro mamma e il loro papà avevano promesso una gita speciale: un’escursione tra le Dolomiti, le montagne di roccia rosa che sembrano toccare il cielo.
L’inizio del sentiero e lo strano fischio
Appena scesi dall’auto, l’aria era fresca e profumava di pino e di libertà. Riccardo si allacciò gli scarponcini da vero esploratore. «Oggi troverò un fossile di drago delle montagne!» esclamò, brandendo un bastone di legno trovato a terra.«E io saluterò le marmotte!» rispose Rebecca, saltellando.S’incamminarono lungo un sentiero che saliva dolcemente tra i prati verdi. Tutto era tranquillo, finché un suono acuto e improvviso interruppe il silenzio.
Fiiiiiiiuuuuuuu!
«Avete sentito?» disse Riccardo, bloccandosi come una statua. «È il richiamo di un predatore!»
«Macché predatore,» ridacchiò il papà, indicando un mucchio di rocce poco più in alto. «Guardate là.»
Da dietro un grande masso spuntò un musetto col naso nero e due occhietti vispi. Era una marmotta cicciottella! Rebecca si mise una mano sulla bocca per non urlare dalla gioia. La marmotta li guardò per un attimo, fece un altro piccolo fischio (che nel linguaggio delle marmotte significava “Attenzione, umani simpatici in vista!”) e poi tornò a rosicchiare un filo d’erba.
Il gigante di pietra e la leggenda dei Monti Pallidi
Continuando a salire, il sentiero si fece più ripido e gli alberi lasciarono il posto a immense pareti di roccia che si stagliavano contro il cielo blu. Le Dolomiti sembravano enormi castelli costruiti da un gigante.
«Ma perché queste montagne sono così chiare, papà?» chiese Riccardo, toccando la roccia ruvida.
La mamma sorrise e raccontò: «Tanto tempo fa, si dice che i salvans, gli gnomi del bosco, avessero tessuto i raggi della luna per ricoprire queste montagne e renderle splendenti, così che la Principessa della Luna non avesse più nostalgia di casa.»
«Allora siamo dentro una favola!» esclamò Rebecca, guardando le cime con ammirazione.
Il pranzo al rifugio e il “tesoro” magico
Dopo un’altra mezz’ora di cammino, quando le gambine cominciavano a farsi pesanti, ecco apparire il Rifugio Scoiattolo, una bellissima casetta di legno con le finestre fiorite di gerani rossi.
Il premio per la camminata fu fantastico:
Un piatto fumante di polenta e formaggio fuso per Riccardo.
Dei canederli burro e salvia squisiti per Rebecca.
E per finire… una fetta gigante di strudel di mele per tutti!
Mentre i genitori si riposavano sulle sdraio al sole, Riccardo e Rebecca esplorarono i dintorni del rifugio. Fu proprio vicino a un piccolo ruscello d’acqua gelida che Riccardo vide qualcosa di strano. Una roccia grigia, rotonda, che sembrava avere un disegno sopra.
«Rebecca, vieni a vedere! Il fossile!»
I due bambini ripulirono il sasso dall’acqua. Sopra c’era impressa la forma perfetta di una conchiglia.
«Una conchiglia in cima alla montagna? Ma è impossibile!» disse Rebecca stupita.
Il gestore del rifugio, un signore con i baffi bianchi e il cappello da alpino, si avvicinò sorridendo: «Non è impossibile, piccoli miei. Molti milioni di anni fa, dove ora ci sono queste grandi vette, c’era un mare caldo e tropicale. Quelle rocce sono antiche barriere coralline.»
Riccardo era estasiato. Non aveva trovato un drago, ma qualcosa di persino più magico: il segreto del mare nascosto tra le montagne.
Il saluto delle Dolomiti
Quando il sole cominciò a scendere, le Dolomiti iniziarono a cambiare colore. Non erano più grigie o bianche, ma stavano diventando di un rosa acceso, poi arancione e infine viola. Era l’enrosadira, il fenomeno magico che accende queste montagne al tramonto.
Sulla via del ritorno, stanchi ma felici, Riccardo e Rebecca si tennero per mano. Lo zainetto di Riccardo era un po’ più pesante (custodiva gelosamente il suo sasso-conchiglia), e il cuore di Rebecca era pieno di nuove storie da raccontare.
Guardando le vette che si coloravano di viola contro il cielo della sera, i due fratelli sussurrarono insieme: «A presto, Montagne Pallidi. Torneremo a trovarvi!»

