È l’ultima ora del venerdì e la maestra sta distribuendo le verifiche. È molto soddisfatta dei suoi studenti, così piccoli ma già così bravi e veloci a imparare nuovi argomenti.
«Bravissimo, Diego, è un bel 10! Brava anche te, Sofia! E anche Fabio direi che ha fatto proprio un ottimo lavoro» commenta l’insegnante passando fra i banchi e porgendo ai piccoli i fogli che prendono subito felici con le loro manine «poi abbiamo Giulio… Be’… Poteva andare meglio.
Ne parleremo con mamma e papà, ok Giulio? Non devi assolutamente preoccuparti, rimedierai con la prossima verifica» cerca di tranquillizzarlo l’insegnante.
Giulio è un bambino orgoglioso e non vuole piangere davanti agli altri, ma ogni volta che guarda quel foglio con tutte le correzioni con la penna rossa si accorge di avere gli occhi lucidi.
DRIIIIN!
«Evviva!» esclamano tutti i bambini trotterellando fuori dall’aula mentre la maestra li accompagna.
Non si accorge, però, che Giulio è rimasto in classe.
Singhiozza, povero Giulio!
Tendendo bene l’orecchio, però, si rende conto che non è l’unico a piangere. Com’è possibile? Non c’è nessun altro nell’aula! O sì…?
I singhiozzi provengono dal cassetto della cattedra.
Il bambino, incuriosito, lo apre e… vede una penna rossa piangere come una fontana!
Anche Giulio sta ancora lacrimando e la penna, visto che le lacrime del bambino sono come pioggia per lei, apre un ombrellino viola per ripararsi: «Oh, ciao. Non dovrei mostrarmi in queste condizioni, ma… sono triste!»
«Perché?» chiede il piccolo preoccupato per la sua nuova amica.
«Lo vedi come mi utilizza la maestra? Per segnare gli errori e dare brutti voti! È sempre stato il rosso il colore del pericolo e dell’errore, ma perché? Anche noi penne rosse abbiamo un cuore, sai?
Tutti elogiano le penne blu, quelle nere, e a noi rosse tocca il compito più ingrato, quello di correggere. Non mi piace questo lavoro!» si lamenta lei.
Giulio è pensieroso: vuole aiutare la penna rossa, ma che cosa può fare?

