Chi è Jannik Sinner?
Jannik ha 24 anni ed è di San Candido, un paesino in montagna in Alto Adige. Lì nevica tantissimo d’inverno!
Da sciatore a tennista
Da piccolo Jannik non giocava a tennis… faceva lo sci! Era così bravo che vinceva tutte le gare. Poi un giorno ha detto: “Voglio provare il tennis”.
A 13 anni ha lasciato la sua famiglia e la sua montagna per andare a vivere da solo a Bordighera, in Liguria, per allenarsi tutto il giorno. Pensa che sacrificio: niente casa, niente amici di sempre, solo campo da tennis e studio.
L’impegno e il sacrificio
Ogni giorno la sua giornata era così:
Sveglia prestissimo per allenarsi
Scuola al mattino

Poi di nuovo in campo a tirare palline per ore
A cena presto e a letto presto
Non usciva la sera, non mangiava schifezze, e quando perdeva una partita si arrabbiava… ma il giorno dopo tornava in campo più forte di prima.
Dice sempre: “Se vuoi essere il migliore, devi lavorare quando nessuno ti vede”.
I risultati
Grazie a tutta questa fatica, Jannik è diventato il numero 1 al mondo!
Ha vinto gli Australian Open, gli US Open, e ha portato l’Italia a vincere la Coppa Davis, che è come i Mondiali del tennis.
Quando gioca, tutta l’Italia si ferma a guardarlo.
Cosa insegna Jannik ai ragazzi?
Non mollare: All’inizio perdeva sempre. Ma non ha mai smesso di provare. Essere umile: Anche quando vince, ringrazia sempre gli avversari e i suoi allenatori. Avere disciplina: Per fare le cose grandi, devi fare ogni giorno le cose piccole bene.
Jannik dice che il suo segreto è divertirsi. Anche se si allena 6 ore al giorno, per lui il tennis è un gioco. E se ti diverti, la fatica pesa meno!
Ci sono un paio di sfumature bellissime sul suo carattere e sulla sua storia che rendono il “fenomeno Sinner” ancora più speciale per i ragazzi…
La “teoria del pomodoro” ovvero l’errore come lezione!
Jannik ha una mentalità incredibile riguardo alle sconfitte. Spesso dice che “quando perdi, impari; quando vinci, godi e basta”. Per lui sbagliare non è un dramma, ma un passaggio obbligatorio per diventare più forte. Non ha paura di perdere, ha paura di non imparare dai suoi errori.
Il legame con la famiglia
Nonostante sia andato via di casa a soli 13 anni, il suo legame con i genitori (mamma Siglinde e papà Hanspeter) è d’acciaio. I suoi genitori hanno sempre lavorato sodo in un rifugio di montagna: il papà come cuoco e la mamma in sala. Da loro Jannik ha ereditato la cultura del lavoro. Una delle sue frasi più belle è stata il ringraziamento ai genitori per “avermi lasciato libero di scegliere, senza mai mettermi pressione”.
I “Carota Boys”
Nessun ritratto di Sinner sarebbe completo senza menzionare i suoi tifosi speciali! Un gruppo di ragazzi italiani si traveste da carota per seguirlo nei tornei di tutto il mondo. Tutto è nato perché Jannik, durante un torneo, invece della classica banana ha mangiato una carota cruda durante un cambio campo. Questo dimostra anche la sua spontaneità, che lo ha reso un’icona simpatica e unica.
In sintesi
Jannik non è solo un campione di tennis, è l’esempio di come la gentilezza, la calma e il rispetto per gli altri possano portare sul tetto del mondo.

