C’era una volta, nella Londra nebbiosa del 1910, una casa che sembrava aver perso il suo battito cardiaco. Al numero 17 di Viale dei Ciliegi, la famiglia Banks viveva in un ordine impeccabile quanto gelido. George Banks, il padre, era un uomo che misurava la vita in sterline e orari ferroviari; Winifred, la madre, rincorreva cause nobili dimenticando però la propria casa; e i piccoli Jane e Michael erano diventati esperti nel far scappare ogni tata, nel disperato tentativo di attirare l’attenzione dei genitori.
Un pomeriggio, mentre il vento dell’Est iniziava a soffiare forte scuotendo i rami spogli dei ciliegi, accadde qualcosa di impossibile.
Dal cielo plumbeo, tra le nuvole che si aprivano come un sipario, una sagoma scura iniziò a scendere lentamente. Non era un uccello e nemmeno un pallone aerostatico. Era una donna, con un cappellino ornato di fiori, un soprabito impeccabile e un ombrello dal manico a testa di pappagallo che usava come paracadute.
Si chiamava Mary Poppins.
Senza bussare troppo forte, Mary entrò nella vita dei Banks portando con sé una borsa di tappeto che sembrava vuota, ma dalla quale estraeva piante, appendiabiti e specchi. Non prometteva dolcezze perché era severa, vanitosa e non dava mai spiegazioni. Eppure, con un semplice schiocco di dita, i giocattoli sparsi sul pavimento tornavano al loro posto da soli.
Iniziò così un tempo magico. Insieme a lei e al suo amico Bert, lo spazzacamino che sapeva vedere il mondo oltre la fuliggine, i bambini scoprirono che la realtà era solo un velo:
Saltarono dentro un disegno di gesso sul marciapiede, ritrovandosi in una campagna incantata tra pinguini camerieri.
Presero il tè sospesi in aria, ridendo a crepapelle con lo zio Albert.
Impararono che “un poco di zucchero” poteva rendere dolce anche la medicina più amara della vita.
Ma la magia più grande Mary Poppins non la fece con Jane e Michael. La fece con George Banks. Mentre Mary portava i bambini a dare da mangiare ai piccioni davanti alla Cattedrale di St. Paul, il rigido mondo del signor Banks stava crollando.
Messo alle strette dal suo lavoro in banca e colpito dalla gioia ribelle dei suoi figli, l’uomo capì finalmente che nessun estratto conto valeva quanto un pomeriggio a far volare un aquilone. Il ghiaccio nel cuore della casa iniziò a sciogliersi.
Un giorno, però, il vento dell’Est girò verso Ovest. Le banderuole sui tetti di Londra iniziarono a cigolare e l’aria profumava di primavera e di addii.
Mentre la famiglia Banks, finalmente unita, correva verso il parco con un aquilone riparato, Mary Poppins richiuse la sua borsa di tappeto. Il suo compito era finito: non era venuta per salvare i bambini, ma per salvare il padre.
Con un ultimo sguardo verso la finestra della stanza dei bambini, Mary aprì il suo ombrello. Il pappagallo di legno sembrò farle l’occhiolino. Senza un saluto sentimentale — perché lei era “praticamente perfetta” e le persone perfette non si perdono in chiacchiere — si sollevò sopra i tetti di Londra, scomparendo tra le nuvole, pronta a scendere di nuovo laddove il vento avesse portato ancora una volta tristezza e bisogno di magia.
Curiosità
La storia di Mary Poppins non sarebbe completa senza i due volti che l’hanno resa eterna: l’uomo che le stava accanto tra i camini di Londra e la donna che l’ha generata con la sua penna tagliente.
Bert, l’uomo dai mille mestieri
Se Mary Poppins è la magia che scende dal cielo, Bert è la magia che si trova nelle strade.
Nel film Disney, Bert, interpretato da Dick Van Dyke, è un personaggio unico, un disegnatore di marciapiedi, uno spazzacamino, un venditore di castagne e un suonatore ambulante. Ma la sua funzione è molto più profonda… Bert è l’unico adulto che capisce perfettamente il mondo di Mary. È il ponte tra la realtà grigia di Londra e i regni incantati dei disegni di gesso.
Spesso è lui a spiegare ai bambini e al pubblico chi sia davvero Mary Poppins, come nella celebre canzone “Chim Chim Cher-ee”.
Tra lui e Mary c’è un affetto profondo e sospeso. Non sono fidanzati nel senso moderno, ma anime affini che si ritrovano ogni volta che il vento cambia.
Pamela Lyndon Travers è la “Madre” dal pugno di ferro
Dietro la tata magica si nascondeva Pamela Lyndon Travers, una donna complessa, spirituale e molto difficile. La sua vita fu il vero motore della storia.
Il padre della Travers era un banchiere che morì quando lei era giovanissima, consumato dall’alcol e dalla depressione. Scrivere di Mary Poppins fu, per lei, un modo per “tornare indietro” e salvare quel padre che nella realtà non aveva potuto salvare.
Quando Walt decise di fare il film, la Travers oppose resistenza per 20 anni. Odiava l’idea che la sua Mary venisse “addolcita” dallo zucchero della Disney. Non voleva canzoni, non voleva cartoni animati e, soprattutto, non voleva che Mary fosse troppo carina o sentimentale.
Alla prima del film nel 1964, la scrittrice pianse per tutto il tempo. Non erano lacrime di gioia, ma di rabbia perchè sentiva che Disney aveva tradito l’essenza misteriosa e quasi sciamanica del suo personaggio.
Senza la sofferenza della Travers, non avremmo mai avuto la profondità di Mary Poppins. E senza la visione di Disney e il carisma di personaggi come Bert, Mary sarebbe rimasta un personaggio letterario per pochi, invece di diventare la “tata del mondo”.
Gli oggetti che Mary porta con sé non sono semplici “trucchi”, ma simboli della sua natura.
La borsa di tappeto è il simbolo dell’abbondanza invisibile. Rappresenta l’idea che, anche quando sembra che non ci sia nulla come una borsa vuota, la fantasia e la volontà possono estrarre tutto ciò che serve per sistemare il mondo. Per P.L. Travers, era anche un richiamo al viaggio e all’indipendenza femminile.
L’ombrello con la testa di pappagallo nel libro, il pappagallo parla e spesso è piuttosto impertinente! L’ombrello rappresenta il distacco. Mary non cammina come tutti gli altri; lei fluttua. Indica che lei non appartiene al mondo terreno, ma è solo di passaggio. Il fatto che “parli” suggerisce che Mary abbia alleati nel mondo animale e naturale che gli umani non possono sentire.
Mary si guarda spesso allo specchio ma non è solo vanità, lei è l’unico personaggio che si “vede” realmente per quello che è. Mentre gli altri personaggi sono confusi o smarriti, lei è “praticamente perfetta” perché è in totale equilibrio con se stessa.
In sintesi Mary Poppins è un’opera a due facce: da un lato c’è la gioia solare della Disney, che ci insegna a sorridere; dall’altro c’è l’anima malinconica della Travers, che ci ricorda che la vita è dura e che abbiamo bisogno di una guida severa ma giusta per affrontarla.

