Anna si svegliò con il suono della campanella.
Aprì gli occhi e vide i suoi compagni che addentavano allegramente panini, crostate e i più salutisti mele e arance.
Capì quello che era successo che era pure semplice da capire: si era addormentata. Un’altra volta!
Per un attimo sperò che la cosa fosse sfuggita alla maestra Fiorella. Macché. Lei era lì, con la sua tazzina di caffè in mano che la osservava con attenzione da dietro gli occhiali.
Anna cercò di darsi un contegno, però capì che non poteva andare avanti così. Prima o poi la maestra avrebbe chiamato i suoi genitori e il suo segreto sarebbe stato in pericolo. In grave pericolo!
Trascorrere tutta la notte a scorrazzare per la città in cerca di gatti da salvare per trovare quello giusto, quello che l’avrebbe condotta al “cuore di neve” per poter scongiurare la siccità del pianeta.
Veramente non tutto le era chiaro. Da quando aveva fatto quel sogno che era diverso dai soliti sogni, pieno di dettagli, di particolari e di colori, la sua vita era cambiata.
Lei Anna, dieci anni a novembre, faceva parte da quel momento di una squadra di supereroi solitari che avrebbero salvato il mondo. Ognuno aveva un compito specifico. Ognuno doveva seguire la propria missione con coraggio e senso di responsabilità. Nessuno poteva conoscere la missione e l’identità degli altri. Avrebbe avuto poteri dall’imbrunire all’alba, per il resto della giornata sarebbe stata la solita Anna. No, non era un sogno! Non lo era proprio. Chi le parlava aveva il volto nascosto da una maschera, ma la sua voce era reale e sicura. Avevano scelto lei. Anna.
Innanzi tutto doveva cercare un gatto che le avrebbe svelato il viaggio da intraprendere per il cuore di neve.
Quella notte ne aveva incontrati almeno una dozzina. Tutti gatti sbagliati, purtroppo. Lei li aveva ascoltati e parlato con loro, ma nessuno aveva mai sentito di un cuore di neve. L’ultimo era dentro un cassonetto e lei vi era entrata per tirarlo fuori di lì, solo che il gatto non voleva uscire e le aveva lasciato la sua impronta di artigli su una mano.
Anna era tornata all’alba, ancora una volta senza alcun risultato. I suoi passi erano inudibili, il suo respiro così silenzioso, la sua figura così trasparente che per lei non era un problema uscire di casa ed entrarvi senza che nessuno se ne accorgesse.
«Anna…possiamo parlare?»
«Sì…sì…ce-ce-certo!»
La maestra Fiorella si avvicinò alla bambina sorridendo. Anna quasi si ritrasse. Nessuno doveva scoprire il suo segreto.
«Co-co-cosa c’è maestra?»
Il cuore faceva balzi. Lei era stata scelta. Lei, che tutti chiamavano Anna la balbuziente.

