- ALLA SCOPERTA DELLA LIMONCINA.
- Il Cantastorie del Cilento e il Sacco dei Proverbi Perduti
- Il quaderno delle orbite: la classe che creò un planetario con l’IA
- El Niño sta riempiendo di fiori il deserto di Atacama… racconta
- Timo e il grande inverno dei pinguini imperatore
- L’Articolo 34 della Costituzione Italiana
- La pianta che fa le nuvole: Storia, Magia e Segreti del Cotone
- Il segreto della città di cartone
Autore: Vito Gerardo Roberto
Sul banco di Dario c’erano otto cartoncini e una domanda che non voleva restare ferma.I cartoncini rappresentavano i pianeti del Sistema solare e la maestra Ottavia aveva chiesto alla classe di disporli in ordine a partire dal Sole, ma quando Dario ebbe sistemato la Terra dopo Venere e prima di Marte, rimase a osservare quella fila senza sentirsi soddisfatto.«Maestra, adesso sappiamo dove metterli sul banco, ma nello spazio mica stanno così, tutti in fila.»Ottavia raggiunse il banco e guardò il lavoro, mentre Mirella spostava leggermente la Terra per lasciare posto alla sua mano.«Hai ragione: questa disposizione ci aiuta a ricordare…
Quando Timo tornò nella grande colonia dopo aver trascorso molto tempo lontano, tra il mare aperto e le immense distese dell’Oceano Australe, il cielo dell’Antartide era grigio e luminoso, come se qualcuno avesse steso sopra il ghiaccio un enorme velo d’argento, mentre il vento correva sulla pianura sollevando piccoli vortici di neve che sembravano inseguirsi senza mai raggiungersi e tutt’intorno la distesa bianca si perdeva verso un orizzonte così lontano da dare l’impressione che il mondo non avesse più confini.Timo era ormai un giovane pinguino imperatore, abbastanza grande da essere tornato nei luoghi frequentati dagli adulti durante la stagione riproduttiva,…
Il lunedì mattina la maestra Rachele entrò in aula trascinando una scatola così grande che dovette girarla di lato per farla passare attraverso la porta. La spinse fino al centro della classe e si fermò a riprendere fiato, mentre ventiquattro bambini cercavano di capire che cosa ci fosse dentro.Sul coperchio, scritto a pennarello rosso, c’era un avvertimento: “NON APRIRE DA SOLI.”«Sembra l’inizio di un’avventura», disse Micol.«O di un compito difficilissimo», ribatté Ismaele.La maestra sorrise. «Forse di tutte e due le cose.»Micol lesse ad alta voce il foglio attaccato alla scatola: «Avete cinque giorni per costruire qualcosa che racconti chi siete.…
Una mattina di primavera, mentre i bambini correvano e giocavano nel cortile della scuola durante la ricreazione, Matteo si accorse quasi per caso di qualcosa che aveva visto molte altre volte senza però fermarsi davvero a osservarlo: vicino al tronco di un grande albero, tra piccoli sassolini, fili d’erba e granelli di terra, una lunga fila di formiche avanzava seguendo sempre lo stesso percorso, come se tutte conoscessero perfettamente la strada da percorrere.Alcune trasportavano minuscole briciole, altre procedevano velocemente senza portare nulla, mentre altre ancora si fermavano per pochi istanti davanti alle compagne, si toccavano con le antenne e poi…
C’era una volta una piccola bottiglia di plastica, trasparente, leggera e quasi insignificante agli occhi di chi la guardava, che non aveva mai visto un fiume scorrere tra gli alberi, non aveva mai sentito il vento attraversare un bosco e non poteva neppure immaginare quanto fosse grande il mare, perché tutta la sua breve esistenza era trascorsa prima dentro una fabbrica rumorosa, poi all’interno di un camion carico di scatole e infine sopra lo scaffale illuminato di un supermercato, dove ogni giorno osservava uomini, donne e bambini passare davanti a lei senza sapere chi l’avrebbe scelta e quale sarebbe stato…
C’era un piccolo paese adagiato tra le colline, uno di quei luoghi nei quali le case erano raccolte lungo poche strade, le porte si aprivano sugli stessi vicoli, le persone finivano per incrociarsi quasi ogni giorno e bastava pronunciare un cognome perché qualcuno ricordasse un nonno, una storia, un mestiere, una parentela o un episodio accaduto molti anni prima.A guardarlo da lontano sembrava una comunità, perché le persone si conoscevano, molte famiglie vivevano lì da generazioni, quasi tutti sapevano chi abitava in una determinata casa e le storie personali, nel corso degli anni, si erano inevitabilmente intrecciate.Eppure vivere nello stesso…
C’era una volta un piccolo paese dove, proprio al centro della piazza, sorgeva un vecchio edificio di pietra che da molti anni era rimasto chiuso e silenzioso, con le finestre sempre serrate e il grande portone di legno segnato dagli anni, tanto che quasi nessuno ricordava più a che cosa fosse servito un tempo e persino i bambini, che ogni pomeriggio gli correvano davanti mentre giocavano, avevano finito per considerarlo una presenza normale, come una di quelle cose che vediamo continuamente e che, proprio perché sono sempre davanti ai nostri occhi, smettiamo poco alla volta di osservare davvero.Eppure quell’edificio aveva…
Lerio aveva attraversato centinaia di volte la piazza di Selvariva, un piccolo paese tra colline e montagne, ed era convinto di conoscerla perfettamente, perché sapeva dove il selciato diventava più scivoloso dopo la pioggia, quale gradino della fontana era leggermente più alto degli altri, da quale angolo si vedeva meglio la torre e perfino dove arrivava per primo il sole nelle fredde mattine d’inverno, ma non avrebbe mai immaginato che proprio in quei luoghi così familiari potesse nascondersi un paese molto più grande, curioso e sorprendente di quello che aveva sempre creduto di conoscere. La scoperta cominciò quasi per caso,…
Nelia aveva dieci anni e viveva a Camporivo, un piccolo paese costruito sul fianco di una montagna, con le case raccolte intorno alla piazza, dove al centro si trovava un’antica fontana di pietra dalla quale sgorgava continuamente acqua fresca, anche nelle giornate più calde dell’estate, mentre il campanile si vedeva quasi da ogni strada, come se fosse lì per ricordare a tutti che, anche quando si parte e si va molto lontano, c’è sempre un luogo al quale continuiamo a sentirci legati perché è lì che sono cominciati i nostri ricordi e una parte della nostra storia.Era la fine dell’estate…
Sulle montagne della Cina centrale, dove le nuvole scendevano così in basso da sembrare appoggiate sulle cime degli alberi e immense distese di bambù ricoprivano i pendii con un mantello verde che ondeggiava lentamente al vento, viveva un giovane panda gigante di nome Tao, curioso, goloso e abbastanza pigro da essere convinto che ogni attività importante dovesse essere preceduta da un buon pasto e seguita, possibilmente, da un lungo riposo.Ogni mattina Tao apriva lentamente gli occhi, osservava la luce che filtrava tra le foglie e rimaneva ancora qualche minuto disteso, perché aveva imparato da sua madre Mei che i panda,…
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