C’era una volta, in una valle segreta circondata da alberi alti e laghetti limpidi, un piccolo Rospo di nome Rollo. Rollo era diverso dagli altri rospi: anziché amare stare solo sui ciottoli al sole, lui accarezzava le foglie con le dita, ascoltava il canto del vento e disegnava con le sue zampe tracce sull’acqua che restavano per qualche istante. Molti animali non capivano il suo modo di essere, e Rollo si sentiva spesso solo.
Un giorno, mentre Rollo saltellava vicino al laghetto, vide un cartello misterioso: “Club dei Super Diversi: tutti i talenti benvenuti. Primo incontro oggi al grande faggio, tramonto.”
«Super diversi?» pensò Rollo. Guardandosi le zampe, si chiese se avrebbe avuto il coraggio di andare.
Quando il sole calò, Rollo arrivò sotto il grande faggio. Alcuni animali erano già lì: una volpe con orecchie straordinariamente lunghe, una civetta che parlava al contrario, un riccio con spine che cambiavano colore, una rana che suonava la voce come fosse un flauto. Erano il Club dei Super Diversi.
Il gufo anziano del bosco fece gli onori di casa e spiegò: «In questo club celebriamo chi è diverso, perché proprio nelle differenze si nascondono doni unici. Qui impariamo, condividiamo e aiutiamo il bosco con i nostri poteri speciali.»
I membri del club si presentarono:
- Vea la volpe dalle lunghe orecchie: poteva captare suoni lunghi distanze, anche sotto terra.
- Cora la civetta inversa: vedeva il mondo al rovescio, e da quella prospettiva scopriva dettagli che gli altri non notavano.
- Prìma il riccio camaleonte: le sue spine cambiavano colore in base alle emozioni del bosco.
- Rana Lira: la rana dal canto magico, che con la voce poteva calmare forti tempeste.
Quando fu il turno di Rollo, esitò. Poi disse: «Non so cosa posso offrire… ma voglio provare».
I membri lo invitarono a fare insieme un giro nel bosco, per osservare se qualcosa si accendeva in lui.
Camminando, arrivarono ad un dirupo: un piccolo torrente impetuoso impediva loro di passare e gli animali più leggeri faticavano a saltare. Vea non poteva udire bene il flusso, Cora non riusciva a decifrare l’acqua capovolta, Prìma cambiava colore ma non capiva come aiutare, Rana Lira il canto lo avrebbe calmato… ma non bastava.
Allora Rollo si avvicinò all’acqua e, con una zampa delicata, tracciò una linea sull’acqua, modulando la corrente in un piccolo canale. Nel farlo, sentì uno strano bagliore nel suo petto: verso la riva, la corrente si attenuò e gli altri poterono passare, aiutandosi uno con l’altro.
Il gufo del bosco, che li aveva seguiti dall’alto, disse con voce profonda: «Ecco il dono di Rollo: può plasmare l’acqua con delicatezza, trovare vie dove gli altri vedono solo ostacoli».
Da quel giorno, Rollo fu a pieno titolo membro del club. Insieme, i Super Diversi aiutarono il bosco: risanavano le radici, costruivano piccole dighe per evitare inondazioni, calmavano i venti con il canto di Rana Lira e le spiragli d’ombra con le visioni di Cora.
Morale: ciascuno di noi può essere “diverso” — e proprio in quella differenza può esserci un potere che nessun altro possiede. Non serve essere come gli altri: serve scoprire chi siamo davvero e cosa possiamo offrire.

