L’opera de “Le mille e una notte (Alf laila wa laila)”
È il titolo di una celebre raccolta anonima di novelle in arabo, ma di lontane origini indo-persiane, conosciuta in Europa ai primi del 18° sec. attraverso la libera traduzione francese di A. Galland. Il testo canonico si è formato, nella sua redazione attuale, in Egitto tra il 15° e il 18° secolo.
Le mille e una notte è una celebre raccolta di racconti orientali, costituita a partire dal X secolo, di varia ambientazione storico-geografica, composta da differenti autori. Il numero 1000 non va preso alla lettera. Al contrario, “mille” significa in arabo “innumerevoli” e quindi 1000 significa un numero infinito.
È incentrata sul re persiano Shahriyār che, essendo stato tradito da sua moglie, uccide sistematicamente le sue spose al termine della prima notte di nozze.
Essa contiene 22 blocchi narrativi, incluso il prologo, raggruppante le successive micro-storie. Alla fine degli anni Quaranta Francesco Gabrieli diresse un gruppo di esperti per una traduzione assai accurata dagli originali arabi (da lui personalmente supervisionata) per la casa editrice Einaudi.
Il volume comprende i racconti: Storia di Ala ed-Din, figlio di Shams ed-Din, Storia di Sindbad il Marinaio, Storia di una donna e dei suoi cinque corteggiatori, Storia di Dalila la Volpe e di Ali il Cairino, detto Argentovivo, Storia di Abu Qir e Abu Sir, Storia di Aladino e della lampada incantata, Storia di Ali Baba …
Le città de “Le mille e una notte” è Samarcanda
Con una popolazione di circa 600.000 abitanti, Samarcanda è per storia e monumenti una delle città più interessanti dell’Asia centrale.
La storia de “Le Mille e una Notte” racconta:
“Le mille e una notte” è forse la più straordinaria raccolta di storie di tutta la letteratura.
Il pretesto che dà luogo alla narrazione e che è all’origine del titolo è ben noto: il sultano Shahriyàr, per vendicarsi dell’infedeltà della prima moglie, fa uccidere al mattino le spose con le quali ha trascorso una sola notte.
La protagonista è Shahrazàd, la saggia e colta figlia del visir, giovane di grande bellezza, decide di porre fine alla strage; perciò si offre come sposa al sul[1]tano, e riesce a scampare alla morte, e a salvare la vita di chissà quante altre donne, grazie alla sua intelligenza e al suo fascino: racconta a Shahriyàr una serie interminabile di bellissime storie, incastonate l’una nell’altra in un sapientissimo gioco di scatole cinesi.
Per mille e una notte il crudele sultano ascolta rapito le avventure di dolci principesse, potentissimi re, geni dagli straordinari poteri, personaggi il cui nome è ormai divenuto celebre, come Aladino, Sindibàd il marinaio o Ali Babà.
Al termine della narrazione Shahriyàr, ormai innamorato di Shahrazàd, rinuncia alla sua legge disumana e… “da tutti i paesi dell’impero salirono mille lodi e mille benedizioni al sultano e alla deliziosa Shahrazàd, sua sposa”.

