Come ogni anno Giacomo partiva per le vacanze. Giugno, fine scuola, libertà, nessun impegno preciso… Più che vacanze erano una vera e propria migrazione verso un paese piccolissimo, alla confluenza di due fiumi, con il rumore dell’acqua che accompagnava ogni singolo gesto della giornata. Giacomo amava quel paese minuscolo in cui aveva una seconda vita e una seconda possibilità: aveva amici che incontrava solo lì, ogni estate, amici figli, nipoti, discendenti di quelle persone tenaci che avevano resistito a mode e chimere di guadagni facili per continuare a coltivare la terra come da sempre l’uomo aveva fatto. Il gruppo era costituito da cinque amici inseparabili: Luisa, Angelica, Mirko, Luca e Giacomo. Si erano conosciuti praticamente in fasce, perché i loro genitori, legati da sempre a quel paesino magico, facevano una strana vita in comune per tutta l’estate, da sempre. Quell’anno c’era una grossa novità. Sull’onda delle Olimpiadi di Tokyo, Don Gio aveva organizzato le Universiadi della vallata, un incontro-scontro tra squadre dei paesini dispersi lungo il serpente tortuoso di strada che attraversava la valle, tra i ragazzi, pochi, pochissimi in verità che trascorrevano lì ogni estate. Naturalmente Giacomo e i suoi amici avevano diverse idee e strategie, smozzicate sui social, per vincere almeno in qualche specialità, che partecipare è bello ma vincere di più, tutto sembrava perfetto. Giacomo scese dalla macchina per salutare gli amici e si accorse subito che qualcosa non andava: quell’anno era tornato Martino e le Universiadi si sarebbero complicate non poco…
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