C’è chi butta e chi raccoglie.
C’è chi usa e chi spreca.
C’è chi aggiusta e chi getta.
Ho imparato dalla nonna
A “buttare l’occhio” per terra
Mentre cammino.
Trovo sempre qualcosa di interessante, anche solo una moneta, una penna, che metto in tasca o nello zaino.
La nonna ripete spesso: “in ogni cosa ci sono storie da scoprire e studiare… tu non immagini quanto abbia imparato dagli oggetti che ho raccolto nel corso degli anni.
Sono come libri di storia, di geografia e persino di matematica!”
Sapete che la nonna, nonostante la sua età, abbia ancora voglia di incuriosirsi e conoscere, mi affascina.
Così ho deciso di seguire le sue orme e collezionare tutto ciò che trovo dentro a uno scatolone.
Tornando da scuola a piedi, percorro sempre lo stesso tragitto così la mamma è tranquilla, anche perché nel mio quartiere i commercianti hanno aderito al progetto “negozio amico dell’infanzia”. Io li conosco tutti e loro mi salutano: «Ciao trovarobe, tutto bene?»
che all’inizio mi ha dato un po’ fastidio, preferirei sentirmi chiamare con il mio nome, Federico.
Ma, col passare del tempo, è diventato parte di me e adesso non ci faccio più caso, anzi, direi che ne sono orgoglioso.
Talvolta mi trovo a camminare da solo perché, nel frattempo, i miei compagni sono andati a casa di fretta per attaccarsi ai videogiochi.
A me non interessano granché ma, siccome non voglio isolarmi troppo né sentirmi diverso dagli altri, decido di prendermi una pausa dal mio passatempo di trovarobe e rientrare nel gruppo.
Sto percorrendo la strada verso casa con due compagne, quando noto un tizio raccogliere uno scatolone depositato vicino al cassonetto dei rifiuti e allontanarsi di gran fretta. Ha un’aria furtiva e mi insospettisce quell’atteggiamento.
Nella fuga un piccolo oggetto cade a terra. «Ehi, signore! Ha perso…» urlo, ma il tipo non accenna a fermarsi.
Passano poche frazioni di secondo e decido di raccoglierlo: l’istinto e l’abitudine prevalgono.
“Non si sa mai, potrebbe essere qualcosa di interessante” penso, senza dare ascolto ai propositi. «Secondo me è una mascherina per dormire» prova a immaginare Anna, osservandolo.
«Ma no, è troppo rigido. Forse è un travestimento di carnevale» replico. «Bah… a me non viene in mente niente. Tienilo pure tu» dice Elisa.
La sera, nel letto, lo esamino meticolosamente con la pila. Ha una forma a fagiolo allungato e due fessure strette, sembra di legno.
All’interno è impressa una scritta formata da un triangolo, una specie di “a” al contrario, un altro triangolo e un serpentello. .
Chissà che cosa vorrà mai dire? Provo a metterlo sulla faccia e subito un vortice di domande affolla la mente.
Non riuscendo a contenerle, decido di scriverle sul mio quaderno del trovarobe.
Si, perché ogni trovarobe che si rispetti deve annotare l’esito della sua raccolta su un taccuino, un’agenda o un quaderno, dice la nonna esperta.

