«Maestra, posso darti una mano?» chiese Paolo. Era sempre il primo ogni mattina ad arrivare all’ingresso della scuola primaria.
Dalla sua posizione osservava la maestra arrivare, parcheggiare e poi scendere dalla macchina.
Da ciò che la maestra Emilia portava in mano, Paolo cercava di indovinare le attività didattiche che avrebbero svolto in classe e di spoilerare ai compagni.
Quella mattina era davvero difficile intuire l’attività: la maestra aveva uno strano oggetto in mano, era fatto di legno e di vetro, sotto al braccio teneva poster e cartelloni; nell’altra mano portava una borsa piena di libri.
Al suono della campanella, i ragazzi della V D partirono di corsa e in un baleno raggiunsero l’aula nonostante le imprecazioni di quella scagnarda della bidella.
Accerchiarono la scrivania della maestra e cominciarono ad osservare il misterioso oggetto:
«Maestra, cos’è?» chiese Paolo.
«Chiedi a tre… prima di me!» rispose la maestra prontamente, poi rivolgendosi ai compagni chiese: «Chi di voi sa cos’è?»
«Io lo so! È una clessidra! Serve a misurare il tempo… si usava quando non esistevano gli orologi» rispose Raffaele. «È il primo strumento di misurazione del tempo indipendente dalle osservazioni astronomiche» precisò Gianni.
«Si usa ancora oggi, l’ho vista nella sauna. Dura dieci minuti, poi bisogna girarla» aggiunse Elisa.
«Non tutte le clessidre misurano dieci minuti di tempo: dipende dalla dimensione, dalla quantità di sabbia, dal foro di passaggio tra le due ampolle…» disse Gianni aggiustandosi gli occhiali.
«È vero, infatti questa clessidra misura 25 minuti. L’ho comprata da un rigattiere, mi ha detto che ha poteri straordinari!» aggiunse la maestra osservandola meglio da vicino.
La bidella si mise a sciacinare proprio di fronte alla loro porta, era troppo curiosa. Imprecò ad alta voce quando i ragazzi la chiusero, dicendo: «Scostumati e senza creanza!»
Poi aprirono i poster e cartelloni ripiegati sulla scrivania: il tempio di Karnak era davanti ai loro occhi.
Guardarono in modo interrogativo la maestra che spiegò la sfida: «Qui ci sono libri di storia degli Egizi, qui la mappa del Tempio e voi avete 25 minuti per spiegare a cosa poteva servire questo strumento».
Così dicendo, girò la clessidra e mentre tutti guardavano i primi granelli di sabbia scorrere verso il basso, una luce abbagliante si diffuse nell’aula e nell’atrio.

