Oltre a nutrienti, fosforo e materiale organico, le acque reflue contengono anche residui di vari farmaci. Tra cui antidepressivi, ansiolitici, antinfiammatori e farmaci per la pressione. Piccole quantità (circa un nanogrammo per litro) che potrebbero comunque avere effetti negativi sull’ambiente acquatico. Ad esserne colpiti sono gli organi interni e i cicli riproduttivi di pesci e anfibi.
I residui dei farmaci nelle acque dell’Ue Il settore sanitario è responsabile del 4,4% delle emissioni globali di CO2. Oltre ad avere un’impronta di carbonio significativa, i prodotti farmaceutici hanno un impatto ambientale di ampia portata. Dal 30% al 90% dei farmaci che assumiamo per via orale, come antibiotici, ormoni e analgesici, vengono rigettati nei fiumi e nei terreni come sostanze attive. Questo ha un impatto negativo sulla fauna selvatica, sull’ambiente e sulla nostra salute.
Uno dei problemi principali è che queste sostanze sono state progettate per essere stabili all’interno del nostro corpo. Ma una volta nell’ambiente, diventano immediatamente un pericolo, perchĂ© non si degradano facilmente.
Iniziative Per questo motivo, insieme al miglioramento delle tecnologie di trattamento delle acque reflue, la Commissione europea propone di rafforzare ulteriormente la valutazione del rischio ambientale, giĂ obbligatoria per tutte le aziende farmaceutiche che immettono i loro farmaci sui mercati dell’Unione europea. Inoltre, con la riforma farmaceutica propone una stretta sull’uso dei farmaci, cioè di bloccarne l’immissione sul mercato qualora le aziende non forniscano valutazioni complete. Infine, ha proposto di sottoporre a valutazione anche i prodotti giĂ presenti sul mercato se potenzialmente dannosi per l’ambiente.

