Le popolazioni selvatiche delle specie animali monitorate sono crollate di quasi il 70% negli ultimi 50 anni. È lo studio del Living planet report del WWF per il 2022, che evidenzia perdite “devastanti” subite dalla natura a causa dell’attività umana.
“Il declino è globale” spiega il direttore generale WWF Marco Lambertini. “Ma ci sono regioni che sono state colpite molto più pesantemente: nel continente latino-americano il declino è del 94%. Questo non è del tutto sorprendente perché la regione contiene, nelle regioni tropicali di oggi, molta più biodiversità. È quindi ovvio che il declino sia più forte, più elevato in quelle regioni rispetto all’Europa, dove abbiamo registrato un declino del 15%, ma il motivo è che l’Europa ha perso la sua fauna selvatica molto prima”.
Fra le cause c’è innanzitutto la distruzione degli habitat, a cui rischiano di aggiungersi gli sconvolgimenti climatici. “Dobbiamo abbandonare l’idea illusoria di poter continuare a dare per scontata la natura” sottolinea Lambertini. “Non possiamo continuare a svilupparci in modo dispendioso e distruttivo senza tenere conto delle conseguenze del degrado ambientale. Le conseguenze ci sono. E se non cambiamo rotta, se non azzeriamo le emissioni di carbonio e non iniziamo a proteggere la biodiversità, pagheremo conseguenze ancora maggiori e il prezzo sarà ancora più alto negli anni a venire”
ll Living Planet Report (LPR) 2022 ha monitorato quasi 32.000 popolazioni di oltre 5mila specie vertebrate: fra queste ci sono i delfini rosa di fiume dell’Amazzonia; i gorilla di pianura orientale nel Parco nazionale di Kahuzi-Biega in Congo; i cuccioli di leone marino dell’Australia meridionale e occidentale. Ma la riduzione maggiore riguarda le popolazioni d’acqua dolce monitorate, diminuite in media dell’83% a causa della perdita di habitat e delle barriere alle rotte migratorie.
“Senza un cambiamento strutturale nelle nostre politiche, economie, abitudini – commenta il presidente di Wwf Italia, Luciano Di Tizio – quasi nessuno degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’ONU (SDGs) potrà essere raggiunto. Per invertire la perdita di natura e garantire un futuro più sicuro e sano per tutti è indispensabile dimezzare l’impronta globale di produzione e consumo entro il 2030”

