Vi siete mai imbattute/i in parole che vogliono dire cose diverse anche se si scrivono uguali. Immagino di sì, a me succede sempre.
Oggi, per esempio, pensavo alla parola FINE e ai suoi diversi significati a seconda di come la usi.
Tanto per cominciare, c’è LA FINE, femminile singolare, che è il significato più comune che le attribuiamo, ovvero come “termine” o “destinazione” di un fatto, un’azione o un periodo. Ma non c’è da spaventarsi, perché non c’è niente che finisce davvero: a una fine segue sempre, sempre, un inizio.
Poi abbiamo IL FINE, maschile singolare, nel senso di “obiettivo”, “scopo” di un’azione o un comportamento. Con il significato precedente, questo fine ha in comune il fatto di tendere verso qualcosa che deve concludersi, anche se qui esprime piuttosto qualcosa che accadrà in un futuro più o meno lontano. Il mio fine, ad esempio, in questo caso è di scrivere un articolo per la mia rubrica per Ipiccoliquotidiano.it e vi sto provvedendo, appunto, scrivendo.
Infine (scusate!), il terzo significato non ha un articolo: è FINE e basta, nel significato di “sottile”, “preciso”, “curato”. Non ha un articolo perché è un aggettivo e per questo si adatta al nome che lo precede o lo segue, senza fare troppo lo schizzinoso.
Per assurdo, questo aggettivo non è per niente di “gusti fini”.
Ecco, sono arrivato alla FINE, secondo FINE che mi ero posto, chiudendo in maniera non troppo FINE.
Alla prossima tocca ricominciare, però.

