Da sempre le nostre città sono progettate per soddisfare la vita di tutti noi cittadini. È negli ultimi tempi, però, che si è pensato al modello di città “intelligente”. Nata in seguito alla crisi economica del 2008 e alla concentrazione massiccia della popolazione nelle aree metropolitane.
Lo scopo? Migliorare le attività economiche e amministrative, la mobilità, le relazioni sociali e le politiche dell’abitare. Con un’attenzione particolare all’ambiente e a garantire spazi a misura di uomini e donne.
In un articolo, Bloomberg – ripreso poi da Il Post – ha raccontato come molte città europee stiano lavorando per modificare la mobilità e i trasporti non solo per ridurre il traffico e l’inquinamento, ma anche in ragione dell’inclusività.
È stato visto che uomini e donne si spostino in modo differente. Gli uomini si muovono meno a piedi e seguono per lo più lo stesso percorso (casa-lavoro). Mentre le donne, oltre ad utilizzare poco l’automobile, percorrono maggiormente la città per raggiungere lavoro, scuola, servizi.
Perciò, Parigi, Barcellona e Vienna pensano a pedoni e ciclisti. Parigi, ad esempio, garantisce ai residenti di raggiungere tutti i servizi essenziali entro 15 minuti a piedi, in bicicletta o con i mezzi pubblici con prezzi accessibili. In Germania, le piste ciclabili sono state collegate alle scuole e alle aree commerciali. Inoltre, l’intento è anche una città più inclusiva ed equa, pensata per donne, disabili, migranti, persone con minori disponibilità economiche. Tra le proposte: eliminare tutti gli ostacoli per le persone che si muovono con un passeggino.

