Il 2022 è stato l’anno più secco in Europa da quando ci sono rilevazioni scientifiche (seconda metà dell’800). Secondo il rapporto annuale Copernicus, il servizio UE di osservazione della Terra, i dati più gravi riguardano l’estensione delle aree colpite dalla siccità e la preoccupante riduzione della portata dei fiumi.
Nell’inverno 2021-2022, gran parte dell’Europa ha avuto meno giorni di neve della media, in molte regioni per meno di 30 giorni. In primavera, le precipitazioni sono state sotto la media in molte zone, con il mese di maggio meno piovoso della storia. La mancanza di neve invernale e l’estate calda hanno portato a una perdita record di ghiaccio dai ghiacciai delle Alpi, più di 5 km2. La scarsità di piogge è continuata nell’estate, con ondate di calore eccezionali che hanno portato a siccità estesa e prolungata.
L’allarme riguarda lo scioglimento dei ghiacciai. La perdita di enormi quantità di ghiacci in Antartide e Groenlandia ora a più di un quarto dell’innalzamento globale del livello del mare, corrispondente a circa 21 millimetri dal 1992, mettendo a rischio le regioni costiere di tutto il mondo. Sono i dati che emergono dal nuovo rapporto della collaborazione scientifica internazionale Imbie (Ice Sheet Mass Balance Intercomparison Exercise), finanziata da Agenzia Spaziale Europea (Esa) e Nasa, utilizzata anche dal Gruppo intergovernativo di esperti sui cambiamenti climatici (Ipcc).

