di Rosa Pepe, Agronoma
È una pianta aromatica appartenente alla famiglia delle Myrtaceae e al genere Myrtus.
Tipico componente della macchia mediterranea, è conosciuto comunemente anche con il nome di mortella.
Le origini del suo utilizzo sono antichissime: nell’antica Grecia e a Roma il mirto era una pianta sacra a Venere, dea dell’amore, poiché si narrava che la dea, appena nata dalla spuma del mare, si fosse rifugiata in un boschetto di mirto per nascondere la sua nudità.
Per i Romani divenne il simbolo di gloria, prosperità e amore eterno, motivo per cui i suoi fiori adornavano i banchetti nuziali come segno beneaugurante.

Nel Medioevo e nel Rinascimento, dalla distillazione dei suoi fiori si otteneva una celebre lozione cosmetica chiamata “Acqua degli Angeli” (o Acqua Mirabilis), considerata un vero e proprio elisir di giovinezza dalle eccellenti proprietà dermatologiche e aromatiche, sempre presente sulle toelette delle nobildonne e delle dame di corte. Il nome stesso deriva dal fatto che il mirto, con i suoi candidi fiori bianchi e il suo profumo intenso, era considerato la pianta della purezza per eccellenza.
Questa pianta si presenta come un arbusto cespuglioso molto diffuso lungo le zone costiere, nelle siepi e ai margini delle strade, e il suo esemplare vivente più antico si trova oggi nell’Orto Botanico di Pisa. Mostra foglie opposte, coriacee, prive di peluria e di un colore verde scuro e lucido.
I suoi fiori sbocciano tra maggio e giugno in corrispondenza dell’ascella fogliare; sono singoli, di colore bianco-crema e composti da cinque petali, al cui centro presentano numerosi e lunghi stami, ovvero la parte maschile che svetta oltre i petali e porta il polline, mentre la parte femminile è costituita da un piccolo stimma centrale.
All’inizio il fiore si presenta come una piccola pallina bianca, ma dopo la fioritura e l’impollinazione si formano i frutti: piccole bacche che, da un iniziale verde chiaro, maturano a ottobre, in contemporanea con la raccolta delle olive, assumendo un colore olivastro intenso tendente al nero-azzurrognolo. Durante la fioritura il mirto attira moltissime api che ne raccolgono il polline per trasportarlo nell’alveare, permettendo così agli apicoltori di ricavare il pregiato polline di mirto, un prodotto eccellente per la salute poiché ricco di vitamine e sali minerali; è bene però precisare che non esiste il miele di mirto, in quanto i fiori di questa pianta non producono nettare, impedendo di conseguenza alle api la produzione del relativo miele.
Molto famoso in Sardegna e in Corsica, in queste isole le sue bacche mature vengono raccolte e messe a macerare in alcool per produrre il celebre liquore di mirto, di cui esiste anche una variante più delicata e meno amara ottenuta dalla macerazione di foglie e fiori freschi, mentre in cucina le sue foglie aromatiche sono largamente utilizzate per profumare e insaporire i piatti di carne. Infine, le foglie e le bacche sono ricche di oli essenziali e tannini che conferiscono alla pianta proprietà balsamiche, antinfiammatorie, antisettiche e astringenti.
Questi elementi aiutano le vie respiratorie se le foglie vengono utilizzate sotto forma di infusi o suffumigi per lenire tosse, raffreddore, bronchite e sinusite, purificando e liberando le vie aeree grazie all’azione dell’olio essenziale. I decotti si rivelano utili per la digestione e l’intestino migliorando i processi digestivi e contrastando la diarrea e le infiammazioni intestinali, mentre per il benessere della pelle gli impacchi a base di infuso svolgono un’azione astringente ottima in caso di pelli grasse, acne, dermatiti o emorroidi. Il mirto è altrettanto importante per la cura dei capelli: l’olio essenziale ottenuto per distillazione delle foglie, se opportunamente diluito, è indicato per riequilibrare il cuoio capelluto, contrastare la forfora e rinforzare la fibra capillare.

