Indovinami, Indovino,
tu che leggi nel destino:
l’anno nuovo come sarà?
Bello, brutto o metà e metà?
Trovo stampato nei miei libroni
che avrà di certo quattro stagioni,
dodici mesi, ciascuno al suo posto,
un Carnevale e un Ferragosto
e il giorno dopo del lunedì
sarà sempre un martedì.
Di più per ora scritto non trovo
nel destino dell’anno nuovo:
per il resto anche quest’anno
sarà come gli uomini lo faranno!
Gianni Rodari
“Filastrocche in cielo e in terra” (Torino, Einaudi 1960)
Questa celebre filastrocca di Gianni Rodari è un piccolo capolavoro di saggezza camuffata da gioco infantile. Scritta nel 1960, resta di un’attualità disarmante perché ribalta completamente il concetto di “destino”.
Ecco alcuni punti chiave per commentare e riflettere su questi versi:
1. L’ironia contro la superstizione
Rodari apre il componimento con la figura dell’Indovino, un personaggio che solitamente promette visioni magiche o certezze sul futuro. Tuttavia, l’Indovino di Rodari è un “sapiente onesto”: invece di fare previsioni astratte, elenca ovvietà astronomiche e del calendario (le stagioni, i mesi, i giorni della settimana). Questa ironia serve a smontare l’attesa passiva di un colpo di fortuna o di un destino già scritto.
2. La struttura della realtà
L’elenco delle “certezze” (il martedì che segue il lunedì, il Carnevale, il Ferragosto) rappresenta la cornice entro cui ci muoviamo. Rodari ci dice che ci sono cose che non possiamo cambiare: il tempo scorre, le stagioni si alternano. Questa è la base materiale della vita, uguale per tutti.
3. Il “potere” dell’essere umano
Il finale contiene il vero cuore del messaggio pedagogico e civile di Rodari:
“per il resto anche quest’anno / sarà come gli uomini lo faranno!”
Qui l’autore passa dalla dimensione del fato a quella della responsabilità. L’anno nuovo non è un pacchetto regalo che arriva già confezionato (bello o brutto), ma è una materia prima, una pagina bianca. La qualità del futuro dipende dalle nostre azioni, dalle nostre scelte politiche, sociali e personali.
Perché leggerla oggi?
In un mondo che spesso ci fa sentire impotenti di fronte ai grandi eventi, Rodari ci restituisce il protagonismo. Ci invita a non aspettare che l’anno sia “buono” per miracolo, ma a impegnarci affinché lo diventi attraverso la solidarietà, il lavoro e l’impegno civile.
È un inno alla speranza attiva piuttosto che all’ottimismo passivo.

