Il ghiro
Durante l’autunno il ghiro si dà alla caccia grossa e accumula nella tana le provviste vegetali che consumerà durante i brevi risvegli che interromperanno il letargo invernale.
Nelle annate particolarmente fredde può restare in letargo nella sua tana per sette mesi circa. Il letargo del ghiro inizia infatti a metà ottobre e termina a metà maggio. Finito il letargo, in primavera, inizierà la sua riproduzione.
Il ghiro è un animale molto rumoroso sia quando è in attività sia quando sta riposando di giorno (se disturbato emette degli squittii). Ma non solo: quando si sente in pericolo la sua postura di allarme consiste nel mantenere il corpo eretto, emettendo un ronzio che ricorda il rumore di un alveare e battendo contemporaneamente le zampe anteriori, come un applauso.
Il riccio
Per prepararsi al letargo, in autunno, mangia a più non posso perché non ama far provviste di cibo. Quando si sente pronto, il riccio imbottisce il nido di erba e foglie secche e si ritira, raggomitolato con gli aculei eretti, nel suo comodo lettino.
Ci resterà da ottobre ad aprile
Ma il suo sonno non è continuo, circa una volta al mese il riccio si risveglia, anche se riesce a fare lunghi riposi da sei settimane consecutive!
Durante il letargo i suoi processi metabolici si rallentano: la temperatura del corpo scende fino a quella dell’ambiente esterno (ma non sotto i 4 gradi), le pulsazioni si riducono a circa 20 al minuto e le respirazioni a 10 al minuto.
Se la temperatura esterna si fa troppo bassa scatta un meccanismo di autoregolazione termica che fa sì che la temperatura corporea si alzi e il congelamentosia evitato. In alternativa, il sistema di autoregolazione termica provoca il risveglio. Il metabolismo così si riattiva e il riccio è salvo.
La chiocciola
Con l’inizio della “brutta “stagione le chiocciole, infatti, si nascondono in luoghi riparati e lì si addormentano. Ma soprattutto chiudono “la porta di casa”.
Creando una membrana a chiusura del loro guscio.
Questa membrana (chiamata epifragma) costituita da muco, carbonato di calcio e fosforo, gli stessi elementi che compongono la sua conchiglia.
Una piccola fessura rimane però aperta per permettere gli scambi gassosi con l’esterno. La membrana verrà rotta solo in primavera, con l’arrivo dei primi caldi. E la lumaca uscirà dal proprio guscio.
lumaca-chiocciola
La lumaca è lenta anche nello svegliarsi!
L’inverno però non è l’unico momento in cui la chiocciola va in letargo.
Essa può cadere in uno stato di “ibernazione” anche d’estate per l’eccessivo caldo o in mancanza di cibo.
E alcune specie di chiocciole, come la Helix vermiculata, può rimanere a digiuno anche per 7 anni!
Le rane
Quando arriva il freddo anche le rane, da buoni animali a sangue freddo, vanno in letargo.
Ma lo fanno a modo loro: scavano buchi nel terreno o nel fango in fondo agli stagni e lì rimangono fino a primavera.
Non tutte le specie di rane cadono nel sonno invernale nella stessa maniera.
Le rane rosse passano l’inverno in buchi che scavano o trovano già fatti, e lì vanno in letargo. In questo modo consumano meno energie e hanno meno bisogno di ossigeno.
Le rane acquatiche, invece, di colore verde, passano l’inverno a mollo, nascoste nella melma sul fondo dei laghetti e degli stagni. Però il loro sonno non è continuo: ogni tanto escono dal loro rifugio e vanno a fare riserva di ossigeno.
Le raganelle vivono su rami e foglie e con le loro zampe non sono in grado di scavare buche. Perciò si accontentano di passare l’inverno tra le foglie morte. Ma non è un rifugio sicuro: molte di loro muoiono durante l’inverno.
Ad altre specie di rane, quali le rane alpine o montane o temporarie può capitare una cosa davvero buffa: ossia che l’accoppiamento cominci proprio a ridosso del lungo sonno invernale.
In questo caso le due rane rimarranno abbracciate fino al risveglio della primavera quando la femmina deporrà fino a 4.000 uova!

