Il tranviere si era fermato per pulire il finestrino.
Non si vedeva nulla. La pioggia era battente e il buio della sera aumentava l’oscurità.
Aveva aperto il finestrino, facendo entrare un vento gelido, ancora più freddo di quello che già Mary sentiva nelle ossa, che l’aveva improvvisamente svegliata come se le avessero gettato una secchiata d’acqua in pieno volto.
Era a New York solo da un giorno e troppe cose non stavano funzionando.
L’autista si era scusato coi passeggeri, ma la condensa data dalla pioggia non gli permetteva di andare oltre un centimetro.
Aveva fermato il tram, pulito il vetro con foga e con la stessa energia aveva fatto per l’esterno, sporgendosi dal finestrino sinistro, velocemente, con un panno ruvido che doveva asportare più acqua possibile.
«Si riparte» aveva detto, azionando il mezzo.
«Speriamo» aveva sussurrato Mary, il fumo che le usciva dalla bocca.
Non poteva credere che, a New York, l’azienda dei trasporti non fosse dotata di uno strumento che pulisse il vetro anteriore del tram senza che il conducente dovesse fermare il mezzo e sporgersi dal finestrino.
Come si poteva fare?

