I suoi genitori amavano i nomi palindromi e scelsero per lui Oddo.
Se avessero saputo i problemi che, involontariamente sia chiaro, avrebbero causato al loro figlio unico forse avrebbero scelto diversamente.
Ma tant’è ormai era fatta! Nome di origine germanica, deriva da audha ovvero ricchezza, con il significato di persona potente.
Per fortuna sua quel nome non gli fece montare la testa!
Non era diventato neanche una persona importante, almeno nel significato comune, ma curioso, attento, un po’ impulsivo e, soprattutto, serio, quello sì.
Era serissimo! Figuratevi che l’unico soprannome che gli fu appioppato, pochi mesi dopo la nascita, fu Il Vecchio per via di quello sguardo corrucciato con il quale spiava il mondo.
Anche adesso, che era un po’ in là con gli anni, gli era rimasto quello sguardo curioso che dava al suo viso una gamma di espressioni particolari.
Attento alle cose ma anche alle parole, quelle pensate, lette o ascoltate. “È così!” echeggiavano, nella sua mente, quelle parole come un mantra: “è così!” Lo avevano colpito da quando le aveva sentite pronunciare da una donna che aveva conosciuto diversi anni fa, e continuavano ad agire anche a distanza di tempo.
Sembravano voler dire che tutto era compiuto? Che l’immutabilità delle cose era certificata, che il cambiamento era solo una chimera? Oppure volevano segnare, fermare un momento in cui, della indeterminatezza della vita, se ne poteva afferrare il senso.
Stava seduto davanti a una montagna di fogli, quaderni ormai pieni di appunti, carpette impilate e in precario equilibrio, e libri scivolati fino a terra lungo la ripida parete della polverosa scrivania.
Gli occhi si posarono sulla copertina di un libro ma ad attrarlo fu il titolo: Dieci invenzioni che hanno cambiato la storia degli ultimi 600 anni. Provò a cercare gli occhiali ma rinunciò animato dal desiderio di aprire quel libro, e non voleva perdere tempo. Sicuramente era bello da guardare, la veste grafica, le tante immagini, la qualità della carta, la rilegatura… lo rendevano misteriosamente attraente, anche per un bambino.
Andò all’indice per scoprire quali, tra le tante invenzioni, l’autore aveva privilegiato, aveva deciso di far scalare la classifica delle top ten. Non erano in ordine di importanza ma seguivano un criterio cronologico: mentre scorreva i titoli dei capitoli, iniziò a pensare che, la maggior parte delle volte, un’invenzione era frutto di una serie di prove, esperimenti svolti nel tempo.
Non solo, dietro un nome importante spesso c’erano tanti altri nomi dimenticati che avevano gettato le basi per le intuizioni successive. Mentre leggeva i nomi, passava in rassegna i vantaggi ottenuti da ognuna di queste.
Prima in elenco, la scoperta della stampa, cui seguiva quella del microscopio. Sembrò fermarsi un attimo a pensare ma riprese quasi subito: orologio, motore a vapore e vaccini. Lampadina, televisore, areoplano, computer e internet. Dieci cose che avevano cambiato il modo di vivere non solo nostro, di noi umani, ma dell’intero pianeta.
Ritornò indietro, all’inizio dell’indice, e rilesse tutto questa volta anche le date della scoperta. Aveva appena iniziato a sfogliare il libro quando suonò il telefono. «Pronto?» Dopo aver ascoltato in silenzio rispose: «Non sono interessato» e chiuse la comunicazione mentre assumeva la faccia da Vecchio.
Ecco cosa mancava in quell’elenco, il telefono. “È così!” ripeté mentalmente e, nel frattempo, appoggiava il gomito sinistro sopra uno dei libri che aveva davanti, mentre con la mano si accarezzava una barbetta da capra. “E se fosse un sogno l’illusione del progresso, e se l’uomo non avesse inventato o scoperto un bel nulla?” “È così”… forse doveva aggiungere un punto interrogativo! Nella posizione del pensatore scivolò in un sonno profondo.
E sognò, sognò di un tempo in cui si comunicava diversamente…

