Reperti archologici importantissimi sono stati riportati alla luce dagli abissi del canale di Otranto, estratti da un relitto individuato nel 2018 durante la realizzazione della Tap, il metanodotto che porta in Italia il gas dell’Azerbaijan, a 780 metri di profondità.
Anfore e brocche ma anche una gran quantità di coppe da vino in ceramica e resti di alimenti, utili a ricostruire i primi rapporti commerciali tra Corinto e la Magna Grecia, la “nostra” antica civiltà.
La Magna Grecia, infatti, è l’area geografica della penisola italiana mediterranea che fu anticamente colonizzata dai Greci a partire dall’VIII secolo a.C.
I suoi territori e le civiltà che qui abitarono furono floride nelle attività commerciali, così come nell’arte, nella filosofia e nella scienza. I suoi confini sono ordinariamente fissati da Cuma a Taranto, sulle coste del mar Tirreno e dello Jonio.
La scoperta del carico, probabilmente di una nave corinzia in viaggio verso le nostre coste e poi naufragata, conta tre anfore, dieci skyphoi (coppe per bere), quattro hydriai (vasi per acqua), tre oinochoai trilobate (vasi per vino o acqua) in ceramica comune e una brocca. Tra tutti l’oggetto forse più interessante è il pithos, ovvero la grande giara in coccio, con tutto il suo contenuto costituito da skyphoi impilati al suo interno in pile orizzontali.

