«Sei inutile ormai».
Queste parole erano rivolte da Alvaro, un alzacristalli elettrico a tripla velocità di un SUV di lusso, a Manu, una piccola manovella che per anni era servita ad alzare e abbassare manualmente i vetri di una minuscola utilitaria.
Poi l’auto era stata demolita e il rottamatore aveva preso Manu per far giocare suo figlio, che dopo un po’ si era annoiato e l’aveva dimenticata sul sedile posteriore del SUV.
Manu, sospirò.
Era vero, era inutilizzabile ormai e prima o poi l’avrebbero buttata tra i rifiuti.
Ricordava quando la mano del guidatore la girava velocemente per abbassare il vetro per avere un po’ d’aria o la maneggiava esitante perché davanti ai suoi occhi stava sventolando la paletta di un agente della polizia o ancora quando i bambini si divertivano con lei facendosi rimproverare dai genitori.
Che bei tempi erano stati! Poi erano arrivati gli alzacristalli elettrici e fine della trasmissione.
Decine e decine di amiche sue erano finite in una discarica o riciclate per costruire chissà che cosa. «Rassegnati, sei pronta per l’immondizia».
Ma perché Alvaro continuava a bullizzarla e non se ne stava a farsi gli affari suoi?
Per fortuna il proprietario in quel momento scese dall’auto, display e luci di posizione si spensero, la radio tacque e Alvaro, restato senza corrente elettrica, fu costretto a mettersi tranquillo.
Manu tirò un respiro di sollievo, ma immediatamente dopo le venne da piangere. Sì, poteva arrabbiarsi con lui, ma doveva ammettere che aveva ragione. Aveva sentito pochi minuti prima la mamma rimproverare il bambino che la stava tenendo in mano. «Ma cosa te ne fai di quel rottame!
È sporco!»
Sì, il suo destino era ormai segnato. Improvvisamente fu colpita da un raggio di luce.
Pensò che il guidatore fosse tornato. Si preparò a essere nuovamente tormentata da Alvaro.
Si rese conto in pochi secondi che non era così. La luminosità era molto diversa da quella solita bianca e fredda del cruscotto. Questa era violetta, calda, bella, tranquillizzante.
Vide un alone colorato allargarsi sul sedile fino a toccarla e di colpo lei si sentì pervadere da una energia nuova. Non solo. Con sua grande sorpresa si accorse di potersi muovere.
Poi, sempre più sbalordita, sentì una voce.
«Vieni con noi».
Guardò da dove proveniva e vide che l’alone si era trasformato in una apertura da cui la luce violetta si riversava fuori a fiotti. Intravide qualcosa che si muoveva al di là del bagliore.
Sentì nuovamente la voce «Non avere paura». Si sentì attratta da questo nuovo mondo che si stava aprendo davanti a lei e si decise.
Raggiunse l’apertura, esitò sul bordo, poi, in preda a una inesplicabile sensazione di benessere, si spinse in avanti.
Si trovò in un mondo immersa nella luce violetta mentre davanti a lei compariva una clessidra, alta, bella, elegante, il vetro che conteneva una sabbia scintillante che mandava bagliori.
Sentì la sua voce. «Benvenuta».
Manu, in preda alla meraviglia, dovette prendere il coraggio a quattro mani solo per balbettare tre parole. «Cosa sta succedendo?» La clessidra luccicò e a Manu sembrò che sorridesse.
«Sei finita sul pianeta Violaciocca, in cui possono trovare rifugio quegli oggetti che gli umani considerano ormai inutili e superati. Guardati intorno».
Nella luce viola, con uno stupore immenso,
Manu vide carrozze, floppy disk, macinini da caffè azionati da una manovella, lumi a petrolio, musicassette, tavolette di cera su cui scrivevano i greci e romani, caratteri di piombo per la stampa e un numero incalcolabile di oggetti, tutti non più usati sulla terra. Nonostante lo sconcerto trovò il coraggio per porre ancora una domanda.
«Cosa ci fate qui?»
La clessidra brillò una volta di più.
«Lo vedrai».

