«Sarà la fine del mondo!» dissi mentre fissavo l’orizzonte.
«No, anzi, il contrario.» rispose Oliver spruzzandomi la schiena.
Mi girai verso di lui cercando i suoi occhi: «Tu ci credi?»
Ma Oliver era già sparito dentro l’acqua e sembrava non voler riemergere.
«Tu ci credi?» chiesi nuovamente quando tirò fuori la testa con la faccia coperta dai capelli lunghi.
«Ormai sono mesi che non si parla d’altro… Anche la pandemia e la guerra sembrano lontanissimi ricordi…» fece lui scrollando la testa per asciugarsi come fanno i cani
«Ti ricordi quando quello scienziato lo annunciò per la prima volta? Se non sbaglio, eravamo in terza.
Ormai sono passati tre anni e adesso tutti sembrano essere d’accordo.
All’inizio lo avevano definito un pazzo, ma ora gli scettici sono rarissimi.
E, soprattutto, il grande giorno si avvicina…» Forse gli ultimi diffidenti erano rimasti solo in casa mia.
I miei zii non facevano altro che criticare e offendere quello scienziato e tutti quelli che gli andavano dietro.
«Ma tu ci credi per davvero?» chiesi nuovamente appoggiandogli una mano sullaspalla per fargli sentire ancora di più l’importanza della mia domanda.
«Sì! Ho guardato diversi documentari e l’ho letto tante volte anche sulla rivista a cui sono abbonato. Non ho capito bene tutto quanto, ma sembra davvero che non ci siano dubbi. E tra non molto scopriremo se è vero o no». «Mmmmh… e secondo te dovremmo prepararci?» «Mancano otto mesi…» «Sette mesi! Per l’esattezza sette e mesi e 2 giorni.
Oggi è il 19 novembre» «Già… Adri, lo sai che in matematica io… comunque abbiamo tutta l’estate davanti per pensarci». Forse era la prima volta da quando ci conoscevamo che non mi chiamava Adriana, il nome intero.
Rimasi per un po’ in silenzio poi decisi di tornare alla carica: «Io ho capito che i minuti rimarranno di sessanta secondi»
«E le ore di sessanta minuti» Oliver mi strizzò l’occhio dandomi una spinta per farmi cadere ma io irrigidii i muscoli delle gambe con i piedi ben ancorati nella sabbia.
Per qualche lungo secondo non mi mossi di un millimetro, poi d’un tratto persi l’equilibrio e caddi in acqua.
Quando riemersi dissi, con gli occhi chiusi, che mi bruciavano per il sale: «Otto ore in più sono tantissime!»
«Otto ore in più… ogni giorno!» Oliver si rituffò, io invece, strofinandomi gli occhi, mi giraiverso la spiaggia.
Mi incamminai in direzione dell’ombrellone dando un’occhiata ai grattacieli di Adelaide, poi: «Ah! Uh! Ih!» mi misi a correre con lunghe falcate per raggiungere, il più velocemente possibile, l’ombra che avrebbe salvato i miei piedi da quella sabbia incandescente.

