Come potessero gli adulti divertirsi ad una festa del genere, lo sapevano solo loro.
Era il 14 luglio, calda giornata estiva, e Isabella, una ragazzina di undici anni, si stava domandando quando
sarebbe potuta andare via da quel ristorante. Si trovava ad una festa, data in onore di una sua parente –
probabilmente una cugina di suo padre – che dopo anni e anni di studio era riuscita a diventare medico.
Bella, ovviamente, era consapevole che dovesse essere qualcosa di grande, ma proprio non riusciva a non
annoiarsi. Lì erano tutti adulti, non era certo un evento per i bambini: lei era rimasta seduta al tavolo tutto il
tempo ad osservare gli adulti che festeggiavano allegri.
“E pensare che papà ha persino tirato fuori il suo prezioso orologio da taschino per venire qui…” pensò
Bella.
L’unico che le facesse compagnia era il suo fratellino Gabriele che, sveglio come non mai, emetteva talvolta
gridolini allegri e simpatiche risatine. Isabella si sporse oltre la seduta del passeggino e diede un’occhiata al
fratellino di otto mesi che, in quel momento, stava giocherellando con un oggetto luccicante.
Bella lo riconobbe e da brava sorella maggiore rimproverò il fratello: «Gabri, chi ti ha dato questo in mano?
Non lo sai che è preziosissimo?»
Infatti si trattava dello speciale orologio da taschino del loro padre, a cui lui era molto affezionato.
Gli piaceva raccontare che apparteneva alla loro famiglia da almeno un secolo, cimelio prezioso della storia dei suoi antenati.
L’orologio era talmente ben conservato che pareva quasi nuovo di zecca: l’argento, di cui era composto,
luccicava come il primo giorno che aveva visto la luce e le pietre nere incastonate nella conchiglia superiore,
erano lisce e senza alcun alone di sporco. Aprendolo, si poteva ammirare lo splendido quadrante dal fondo
bianco, con le ore segnate da piccole pietruzze scure. Sotto il coperchio si trovava questa incisione:
La melodia è la chiave
L’orologio è la porta
A mezzanotte arriva la nave
Che da Fata Confetto vi scorta
Bella aveva sempre trovato molto simpatiche quelle rime, anche se non sapeva proprio quale potesse essere il loro significato.
In generale, quello di suo padre era proprio un bell’orologio.
Ma la cosa più sorprendente era che ogni tanto, come se scattasse un meccanismo all’interno, si sentiva una nota chiara e limpida.
Bella si domandava sempre perché quell’orologio emettesse frammenti di musica del genere: era un orologio, non uno strumento musicale, no?
Immediatamente Isabella cercò di togliere di mano a suo fratello quel prezioso oggetto, ma prima che
potesse riuscirci, il piccolo Gabriele cominciò ad agitarlo e scuoterlo in aria, finché – Bella vide quella scena
come a rallentatore – l’orologio gli scivolò e cadde.
Nell’impatto con il pavimento si aprì in due parti, rivelando il meccanismo e tutti gli ingranaggi che lo
componevano.
Quando il papà di Bella scoprì cosa era accaduto al suo prezioso orologio, non fu molto contento.
Isabella ebbe cura di raccogliere tutti i pezzi sparpagliati e di riconsegnarli a suo papà che tenne il muso per i due giorni seguenti.
Finché chiamò sua figlia e le domandò: «Isabella, vuoi venire con me in un posto?»
«Dove andiamo papà?»
«In un posto speciale. Sali in macchina, io prendo una cosa e arrivo».
Isabella fece come le aveva detto suo padre e poco dopo si ritrovò davanti ad un negozietto che non aveva
mai visto prima.
Nell’unica vetrina che c’era, erano esposti orologi di tutti i tipi: a cucù, a pendolo, da
taschino, da polso… e tutti quanti sembravano piuttosto antichi.
Entrò seguendo suo padre e rimase sorpresa dall’immensa quantità di oggetti che si trovavano all’interno.
Dietro al bancone di legno c’era un uomo basso e magro, dai capelli bianchi e dagli spessi occhiali rotondi,
curvo come un arco, stava armeggiando con un cacciavite all’interno di un orologio.
Appena li notò, mise da parte il suo lavoro e domandò educatamente: «Come posso aiutarvi?»
«Abbiamo bisogno di una riparazione» rispose il padre di Bella, tirando fuori un fagotto di tessuto.
L’anziano orologiaio lo aprì e dentro vi trovò il prezioso orologio d’argento che Gabriele aveva rotto.
«Questo orologio… io lo conosco. Se non sbaglio, è stato costruito qui».
«Davvero? Appartiene alla mia famiglia da tantissimo tempo, ne è sicuro?»
Il vecchio tornò ad osservare l’oggetto.
«Ho detto che è stato fatto qui, non che sono io l’artefice. Quest’orologeria esiste da molti, moltissimi anni e
da qui sono passati dei grandissimi orologiai, che hanno dimostrato la loro abilità e il loro ingegno
costruendo oggetti come questo, caratterizzati da una meccanica precisissima e complessa. L’orologio chemi
avete portato dovrebbe risalire almeno alla fine del 1800 o ad inizio 1900, ma devo riconoscere che sembra
nuovo. Però su certe cose non mi si può ingannare… quest’oggetto è tanto prezioso quanto raro».
«Scusi, perché dice così? Qui vedo tantissimi orologi simili a questo!» domandò curiosa Isabella.
Il vecchio sorrise con un’aria furba e disse loro: «Restate qui un istante…»
L’orologiaio sparì nel retrobottega e quando tornò stringeva in mano un pesante libro dalla copertinarigida e
scura, un po’ rovinata dall’umidità.
«Qui dentro» disse «si trova la storia del vostro prezioso orologio. In archivio si trovano i registri ditutti gli
oggetti costruiti e venduti in questo negozio dal giorno della sua apertura. Guardate qui, questa èla pagina
che vi interessa».
«Orologio carillon da taschino… Cosa significa?» domandò il padre di Bella.
«Significa che questo non è un semplice orologio, ma dentro di sé conserva anche il meccanismo dei
carillon: era una pratica in uso due secoli fa quella di inserire i carillon nei vari oggetti della vita quotidiana.
All’inizio, per quanto riguarda gli orologi, lo si faceva con quelli grandi come i pendoli ma, man mano che
si rimpicciolivano gli ingranaggi, si riuscì ad inserirli anche in oggetti più piccoli, come questo piccolo
orologio da taschino. Solo i più abili orologiai erano in grado di farlo e l’artigiano che ha realizzato il
meccanismo di questo orologio-carillon possedeva davvero una superba abilità».
«Ho ricevuto in eredità questo orologio anni fa e non ne sapevo nulla».
«Il vostro è un oggetto molto raro, abbiatene cura».
«Papà, cos’è un carillon?» chiese invece Isabella, che non aveva mai sentito nominare quella parola.
«È uno strumento musicale molto particolare, meccanizzato, che suona sempre la stessa melodia. Ciriesce
grazie a delle frange metalliche, di lunghezza diversa, che vibrano quando incontrano dei bottoncini in
rilievo posti su un cilindro che continua a girare: basta ruotare una piccola manopola perfarlo funzionare.
Oramai però non sono più molto di moda…»
«E quindi c’è un carillon dentro questo orologio?»
«A quanto pare, sì».
«Che melodia suona? Posso sentirla?» domandò curiosa all’orologiaio dietro il bancone.
«Sul registro c’è scritto che dovrebbe suonare la Danza della Fata Confetto, dall’opera “Lo Schiaccianoci”.
Non penso, però, che tu possa sentirla, bambina… in questo momento l’orologio è ridotto un po’ male.
Torna tra tre giorni e potrai ascoltarla. Magari intanto scopriremo qualcos’altro della storia di questo
orologio…»

