Le matite di Martino
di Lorenza Garbarino
“Fra’ Martino campanaro, dormi tu? Dormi tu? Suona le camp…”
Mentre immaginava come ogni sera di salire sul campanile della chiesa della sua città a suonare le campane, Martino cadde in un sonno profondo. E mentre la sua mamma gli rimboccava le coperte, gli dava il bacio della buonanotte e spegneva la piccola luce che illuminava un angolo della sua cameretta, Martino si era già rintanato nel mondo dei sogni: ora stava correndo su un bellissimo prato, grande, grandissimo, più grande del parco vicino alla sua scuola che in primavera si ricopriva di piccoli fiori viola.
Martino era un bimbo che aveva tanta fantasia, ma così tanta che ogni giorno gliene avanzava sempre un po’ e allora se la portava nei sogni che erano, anche quelli, sempre molto fantasiosi.
Così, quella notte, Martino si ritrovò in questo prato verde verde sotto un cielo grigio grigio. «Voglio arrivare fin laggiù, dove vedo spuntare fiori giganti».
Ma non erano fiori dallo stelo morbido, anche se avevano un profumo che avrebbe ricordato per sempre. Si trattava di matitoni colorati con la punta rivolta al cielo, una piccola foresta di matite gialle, rosse, arancioni, verdi, azzurre e blu…
Ne scelse una, quella gialla, il suo colore preferito, perché voleva disegnare in cielo un bellissimo sole.

