Conobbi Santa Caterina del Sasso negli anni 2000 grazie al collega Bartolo Scandizzo che mi invitò a far parte di un progetto “Rodari in rete”, a cui partecipavano insegnanti di varie scuole della Lombardia, della Toscana e della Campania.
Allora, ultimate le attività della mattina, in un pomeriggio di fine aprile, ci recammo nel luogo in cui vidi per la prima volta l’Eremo.
Abbarbicato sulla roccia, a picco sul lago, fui presa da grande meraviglia perché in quelle ore pomeridiane di sole e di caldo, la mia vista si lasciava attrarre da un paesaggio unico nel suo genere.
L’Eremo di Santa Caterina del Sasso è un monastero sorto a strapiombo sulla costa orientale del Lago Maggiore nel comune di Leggiuno, Varese, in Lombardia.
Si racconta che nel 1170, un mercante e usuraio del tempo, tale Alberto Besozzi, scampando ad un naufragio durante una traversata del lago, fece voto a Santa Caterina d’Alessandria di ritirarsi per il resto della sua vita, in preghiera e in solitudine, in una grotta di quel tratto di costa. Lì aveva costruito una cappella dedicata alla Santa e lì, come promesso, trascorse il resto della vita dove ancora oggi riposano le sue spoglie.
Il complesso monastico come appare ora, sorse tra il XIII e il XIV secolo. Inizialmente venne retto dai Domenicani, nel 1379 passò ai Frati di Sant’Ambrogio ad Nemus e verso la metà del ‘600 fu trasferito ai Carmelitani di Mantova. Soppresso tale ordine, l’eremo fu assegnato alla chiesa di Santo Stefano in Leggiuno.
Oggi è considerato monumento nazionale a cui sono stati apportati consistenti restauri ed opere di consolidamento e stabilizzazione delle rocce. È possibile raggiungerlo sia via terra sia via lago e la sua vista lascia senza parole.
Per l’ennesima volta mi reco in quel luogo magico per viverne la bellezza che mi piace condividere con voi, piccoli lettori, attraverso parole e immagini che ne esaltano il fascino, anche se bisognerebbe recarsi sul posto per coglierne pienamente lo splendore.
Appare improvviso ai piedi della scalinata di pietra che accompagna la roccia a strapiombo sul lago dove spicca l’azzurro delle acque e del cielo, e là dove si respirano pace e silenzio.
Mentre percorro le stradine di pietra, tra archi a tutto sesto, il cuore vive una condizione di estasi e l’unico desiderio è quello di rimanere lì per sempre, ma alla fine bisogna andare. Ora, a Milano, a casa, ripercorro mentalmente ogni attimo delle bellezze vissute cercando di trasmetterle a chi legge augurando che ognuno di voi possa un giorno nella vita assaporarne da vicino l’incanto.

