L’esilio è la lontananza, forzata o volontaria, dalle proprie città, stato o nazione a causa dell’esplicito rifiuto del permesso di farvi ritorno se forzata, o per decisione propria se volontaria. Si usa distinguere tra “esilio interno” o “confino” ed “esilio esterno” con l’espulsione dal territorio della Patria con divieto di reingresso.
Tra gli esiliati famosi alcuni esempi come OVIDIO, SENECA, DANTE, FOSCOLO…
E su Foscolo pongo l’accento riportando di seguito la poesia
A Zacinto
Nè più mai toccherò le sacre sponde
ove il mio corpo fanciulletto giacque,
Zacinto mia, che te specchi nell’onde
del greco mar, da cui vergine nacque
Venere, e fea quelle isole feconde
col suo primo sorriso, onde non tacque
le tue limpide nubi e le tue fronde
l’inclito verso di colui che l’acque
cantò fatali, e il diverso esiglio
per cui bello di fama e di sventura
baciò la sua petrosa Itaca Ulisse.
Tu non altro che il canto avrai del figlio
o materna mia terra; a noi prescrisse
il fato illacrimata sepoltura.
Foscolo dedica questa poesia alla terra in cui nacque, Zacinto, un’isola che si riflette nel Mare Egeo e da cui nacque Venere che rese feconde col suo sorriso quelle terre glorificate da Omero, il poeta che cantò il naufragio di Ulisse, il quale, bello di fama e di sventura, alla fine riuscì a baciare la sua patria Itaca. Da lui, invece, la sua terra natia potrà avere solo la poesia che Foscolo gli dedica; infatti ne rimarrà lontano, esiliato, fino alla fine dei suoi giorni e morirà a Londra in uno squallido quartiere, dove nessuno piangerà per la sua sepoltura.
Il tema dell’esilio è molto sentito da tanti personaggi famosi che sono morti lontano dai luoghi delle loro origini..
Oggi, tempo in cui imperversa la guerra in Ucraina, mi piace affrontare questo tema e porre l’accento su tanti ucraini esiliati con la forza sull’isola di Sakhalin, nell’estremo oriente della Russia. A costoro vengono confiscati i passaporti e vengono dati documenti temporanei. Essi non sono autorizzati a lasciare quel luogo di esilio per due anni.
Il vescovo di Kiev rievoca gli orrori stalinisti, quando intere popolazioni furono deportate dalle loro terre, esattamente come sta accadendo oggi nel suolo ucraino. Egli invita il mondo intero a schierarsi in difesa del suo popolo nel modo in cui sia possibile farlo affinché possa vivere nella sua terra natale senza essere schiavizzato. Chiede anche agli altri popoli di aiutarlo con il coraggio necessario per seguire la via della verità e senza timore di fare il bene in nome della giustizia universale e della solidarietà verso coloro che soffrono.
Il potere del bene vince sempre!

