Riportare nei tempi attuali eventi del passato che collimano con l’oggi, può suscitare interesse e soddisfare curiosità, ma trovo ugualmente interessante proporre di tanto in tanto bei testi poetici di cui mi piace interpretare il senso secondo il mio modo di sentire. Oggi, ad esempio, voglio riportare la bellissima poesia di Giacomo Leopardi
L’infinito
Sempre caro mi fu quest’ermo colle
e questa siepe, che da tanta parte
dell’ultimo orizzonte il guardo esclude.
Ma sedendo e rimirando, interminati
spazi di là da quella, e sovrumani
silenzi, e profondissima quiete
io nel pensiero mi fingo, ove per poco
il cor non si spaura. E come il vento
odo stormir tra queste piante, io quello
infinito silenzio a questa voce
vo comparando e mi sovvien l’eterno,
e le morte stagioni, e la presente
e viva, e il suono di lei. Così tra questa immensità s’annega il pensier mio:
e il naufragar m’è dolce in questo mare.
Giacomo Leopardi, ritenuto il maggior poeta dell’Ottocento italiano, è un’importante figura della letteratura mondiale, ma la sua profondità di riflessione sull’esistenza ne fa anche un filosofo di notevole spessore.
La sua bellissima poesia “L’infinito” nasce da una dimensione di dolore universale ma anche personale che lo porta verso un pessimismo che gli fa credere che la vita sia stata crudele con lui.
Il colle solitario gli è stato sempre caro, così come la siepe che gli impedisce di vedere l’orizzonte lontano, e quindi immagina spazi infiniti e una immensa quiete al punto da temere che il cuore si possa smarrire. Paragona la voce del vento ad un silenzio sovrumano che gli fa venire in mente l’eternità, le stagioni passate, quella presente e i suoi rumori. In tanta immensità il suo pensiero si smarrisce, ma gli fa provare anche una sensazione di dolcezza.
Sento Leopardi molto vicino, infatti spesso mi ritrovo ad esternare I miei pensieri intrisi di tristezza e di malinconia e anch’io amo osservare le cose a me care, la stradina che conduce alla mia casa di campagna avvolta in un profondo silenzio che ne esalta la bellezza, ma nello stesso tempo mi aiuta a percorrere la strada dell’anima intensificando i vissuti senza consolare, ma facendo nascere forte il desiderio di solitudine e di abbandono…
Spesso mi capita anche di starmene seduta su una panchina di fronte ad un paesaggio lacustre e desiderare di identificarmi negli elementi della natura: gli arabeschi dei rami che creano effetti speciali al lago lontano, la forza dei tronchi che dà stabilità alla mia debolezza, i colori della natura che acquietano la mia anima diventando tutt’uno con le meraviglie del Creato…
E ancora… perdermi nel tramonto e nelle nuvole che riempiono il cielo di bellissime sfumature nell’ora della sera imminente, mentre i rumori si attutiscono e il cuore si abbandona al silenzio che abbraccia corpo e anima in un connubio inscindibile ed io avverto più forte che mai la solitudine, il senso di abbandono, la mia anima…
Leopardi, il poeta della mia giovinezza, il poeta del pensiero maturo, il poeta che spalanca le porte della mia interiorità e mi proietta verso… l’infinito.

