Il 24 novembre 1991 moriva Freddie Mercury a soli 45 anni, nella sua splendida casa di Kensington, uno dei più bei quartieri di Londra che nella stagione autunnale offre uno spettacolo meraviglioso di sé.
Moriva di AIDS, una malattia considerata scandalosa, ma che egli volle rivelare al mondo 24 ore prima di morire, dicendo che era sieropositivo. Una conferma per i suoi amici e per i suoi fan sperando che si sarebbero uniti a lui nella lotta contro quella terribile malattia.
A distanza di trenta anni dalla sua morte, Freddie Mercury continua ad essere una delle più grandi stelle che il mondo della musica abbia mai avuto la fortuna di ascoltare. La sua voce, negli anni, fu addirittura studiata da un team di ricercatori per coglierne ogni segreto.
Nel 1975 venne pubblicato “A night at the Opera” che con la sua Bohemian Rhapsody, incantò il mondo intero. Da allora la sua band ottenne un successo dopo l’altro e nei concerti, trascinata dal carisma irresistibile di Mercury, rubava la scena a tutti.
A pochi mesi dalla sua morte, il 20 aprile 1992, decine di colleghi decisero di omaggiarlo con un concerto diventato leggendario, tenuto al Wembley Studium di Londra, considerato dallo stesso cantante la sua seconda casa.
Al concerto parteciparono i nomi più prestigiosi della musica e del cinema tra cui David Bowie, Zucchero, Elton John, Elisabetta Taylor, Liza Minnelli…
Trasmesso in TV, fu visto da oltre un miliardo di persone.
Nel 1987 il cantante aveva dichiarato: “Ho vissuto una vita piena e se dovessi morire non m’importerebbe perché ho fatto tutto ciò che volevo”.
Brian May chitarrista, cantautore e compositore britannico, famoso per essere membro dei Queen, la band fondata da lui insieme con Roger Taylor e Freddie Mercury, per ricordarlo disse: “Ha vissuto al massimo. Ha divorato la vita. E come una grande cometa ha lasciato una scia luminosa che brillerà per generazioni”.
E così è. A trent’anni dalla sua morte, il mondo della musica si ferma ancora una volta per celebrare la sua cometa più brillante.

