Il Presidente Draghi ha firmato il Dpcm (Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri) che regola i controlli della certificazione verde, certificazione che è entrata in vigore venerdì 15 ottobre ultimo scorso sui luoghi di lavoro.
Ci sono state molte proteste e molte manifestazioni, ma per fortuna niente caos; infatti da Torino a Palermo l’applicazione del green pass è partito senza troppi ostacoli.
I datori di lavoro possono chiedere in anticipo la verifica del certificato in base alle esigenze organizzative, mentre le pubbliche amministrazioni, nel caso che non sia stata fatta nel momento dell’accesso al luogo di lavoro, devono far sì che avvenga su base giornaliera e può essere generalizzata o a campione, ma non inferiore al 20% del personale presente in servizio e con criterio a rotazione che assicuri nel tempo il controllo su tutti i dipendenti.
Chi non ha la certificazione verde perché non si è sottoposto a vaccino, a tampone, non è guarito dal Covid e non è esente, sarà sanzionato.
La maggioranza degli italiani, consapevole dell’importanza del vaccino, si è sottoposta spontaneamente a tale pratica grazie alla quale i contagi sono drasticamente scesi e non salgono nonostante una minoranza, i no vax, non si sia vaccinata perché contraria alla vaccinazione. Non è facile convincere tali persone che, munite di cartelli inneggianti alla “libertà di scelta”, hanno sfilato per le vie delle città italiane.
Il mondo dei no vax passa da coloro che ipotizzano disegni nascosti per il controllo della popolazione a quelli che pensano ci siano interessi farmaceutici, ma il fenomeno include anche gruppi o singole persone che motivano il proprio no con appelli alla “libertà di scelta” o alla “obiezione di coscienza”.
La questione spesso però è dovuta al rifiuto dell’obbligo vaccinale e non al vaccino stesso. Fatto sta che se nel nostro Paese le cose sono tornate quasi alla normalità è proprio grazie a chi si è sottoposto al vaccino che ha inciso sulla riduzione del contagio e della mortalità.

