Era il 2 agosto 1980, 10:25, quando si consumava il più grave atto terroristico del dopoguerra. Un attentato alla stazione ferroviaria di Bologna con una bomba ad alto potenziale fatta esplodere causando la morte di 85 persone e il ferimento di altre 200.
Tra le 85 vittime c’era Davide, “il ragazzo con la chitarra”. Una chitarra sventrata che dopo 41 anni continua a suonare per parlare alla memoria di chi non vuole dimenticare e cancellare.
Davide Caprioli, studente universitario di economia, nato a Verona il 3 febbraio 1960, morì per quella bomba fatta esplodere nella mattinata del 2 agosto alla stazione di Bologna. Davide era con la sua ragazza Ermanna, e la madre di lei, al bar dove le aveva lasciate per andare a controllare l’orario dei treni, pochi metri più in là, ma sufficienti per saltare in aria e morire un paio di ore dopo in ospedale dove era stato trasportato: le due donne rimasero illese.
Davide, il ragazzo con la chitarra, sua inseparabile amica, sventrata dall’ordigno appena esploso, appare su un trittico di dodici metri quadrati dipinto dall’artista Andrea Tarli.
Seduto sul marciapiedi, sotto il famoso orologio le cui lancette sono bloccate da allora sulle 10 e 25, ora dello scoppio, ad imperitura memoria. Un Davide assorto e vigile insieme che diventa il fulcro principale di una rappresentazione dove vittime, soccorritori e testimoni appaiono sfumati tra strappi e chiazze di una realtà quotidiana improvvisamente violentata da un atto terroristico che la trasforma in corsa verso l’ospedale a sirene spiegate.
Davide e la sua chitarra col manico distrutto e le corde saltate per aria, una chitarra oggetto di studio perché porta con sé tracce di quella strage di cui continuano a sfuggire i moventi occulti e le complicità inconfessabili. Oggi, 2 agosto, anniversario della strage, è la testimonianza di un tempo che è passato ma di cui non si è cancellato il dolore per cui si sente il bisogno di una verità piena.
Sì, perché questo dramma porta ferite insanabili su coloro che sono sopravvissuti e sui familiari delle vittime che hanno perso i loro cari in maniera disumana, un dolore che si potrà placare solo quando verranno alla luce le responsabilità di chi volle la strage.

