Per il piccolo Dumbo, dalle orecchie grandi, e per la sua mamma, Jumbo, imprigionata per averlo
difeso da chi lo prendeva in giro, parevano finiti i tempi tristi. Infatti, da quando il direttore del
circo, il signor Casey, aveva scoperto che l’elefantino sapeva usare le grandi orecchie per volare, lo
aveva fatto diventare una celebrità del circo, riservando a lui e alla sua mamma un intero vagone del
treno che li trasportava.
Dumbo, però, non era felice. Esibirsi tutte le sere, in voli acrobatici tra urla festanti di bambini, era
faticoso e pericoloso; un vero elefante, dalle storie che la mamma gli raccontava, avrebbe dovuto
correre nella savana insieme ai suoi simili, udire il fruscio del vento, abbeverarsi nelle pozze e nelle
paludi, godersi una bella doccia rinfrescante con la sua proboscide e riposare all’ombra di un
baobab. Quella della star, o peggio del fenomeno da baraccone, non era la vita che desiderava…
Anche la sua mamma era triste, le mancava il resto della famiglia: il suo compagno di vita, il grande
e possente Muostapha dalle zanne avorio e i tre fratellini di Dumbo, la piccola Dada, Dalman e
Daren, due elefantini vivaci e intraprendenti come lui.
Da quando, con la forza, i bracconieri l’avevano portata via strappandola alla sua amata famiglia,
non faceva altro che pensare ad un modo per ritornare in Africa da loro. Tutte le notti faceva lo
stesso sogno: sognava di dormire tranquilla con tutti loro e il piccolo Dumbo e che tutti si
toccavano, stando vicini, vicini per proteggersi l’un l’altro. Al suo risveglio aveva sempre le guance
rigate di lacrime e l’elefantino proprio non ce la faceva a vedere la sua mamma così disperata.
Dumbo desiderava ogni giorno di più di andare in Africa a conoscere il resto della famiglia, i
racconti della mamma non gli bastavano più.
Proprio verso l’inizio dell’autunno, Timoteo aveva accettato di fare una tournée in Africa perché la
fama dell’elefantino volante era giunta anche lì e tutti volevano vedere di quali meraviglie fosse
capace.
Una sera di fine settembre, il circo, con tutti i suoi artisti e animali, fu imbarcato su una grossa nave
mercantile e Dumbo, accanto alla sua mamma, seppure spaventato dal mare grosso, nell’oscurità
della stiva umida e affollata che li ospitava, cominciò a organizzare la sua fuga e quella della sua
mamma con il suo fedele amico, il topo Timoteo. I due, però, non si accorsero che Hamilcar, il
pappagallo parlante, che mal sopportava Dumbo, facendo finta di dormire sul trespolo con un
occhio aperto e uno chiuso, stava ascoltando i loro discorsi, pronto a riferire tutto al signor Casey…
Sognando casa… di Francesca Piscitello
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