Marianna si era svegliata presto quella mattina, in tempo per partire in gita per la montagna con la sua classe.
Dopo un po’ di strada, dai finestrini dello scuolabus, videro sorgere il paese.
Non appena scesi, respirarono tutti l’aria frizzantina e profumata di legna.
Intorno: case costruite con antiche pietre di fiume e assi di legno che resistevano al passare del tempo.
«Le case più vecchie del paese sono quelle sotto la chiesa, verso il torrente» fece notare la maestra «costruite vicine tra loro per lasciare più spazio ai pascoli».
Nel vederle così addossate le une alle altre, Marianna pensò che, in realtà, si fossero avvicinate, da buone amiche, per farsi coraggio nelle lunghe notti d’inverno e per proteggersi dal vento freddo che, a volte, passa di corsa tra quelle montagne.
Passeggiavano, mentre la maestra raccontava del torrente, del bosco, delle pietre e di come si erano formate le montagne,
Il tempo intanto passava, e Marianna notò sul muro di una casa una meridiana: un antico orologio in grado di indicare l’ora con il sole.
“Sto facendo un viaggio nel tempo” pensò Marianna e osservò la propria ombra sulla strada che, a saperla leggere, indicava sicuramente un tempo anche lei, come una meridiana. Il tempo che più le apparteneva: il tempo che sentiva scorrerle dentro.
“Quando sono felice e mi diverto” pensò Marianna “il tempo passa sempre troppo veloce. Quando invece mi annoio, il tempo non passa proprio mai. Un’ora di gioco mi sembra che duri sempre troppo poco, a volte un’ora di compiti invece dura tanto tanto: eppure si tratta di un’ora della stessa durata…”
E guardandosi intorno pensò a come potesse passare il tempo per gli abitanti di quel paese di montagna che avevano visto, per quella valle di frontiera, passare tanti viaggiatori e tante storie – anche guerre, soldati e partigiani – a come potesse essere lento per loro il tempo d’inverno quando la luce, coperta da quei monti, dura poco, e a come potesse invece trascorrere veloce d’estate quando il sole si affaccia presto sulle montagne e tramonta tardi e ci sono i turisti che passeggiano per quelle stradine di pietra.
E alzando gli occhi pensò che anche le montagne dovevano avere un proprio tempo, molto più lungo di quello degli uomini, un tempo che andava contato non in anni, ma in millenni, mentre il torrente che sentiva ridere gorgogliando giù nel fondo valle, sotto la chiesa, aveva un tempo di corsa, più veloce anche dello sguardo a cui la corrente sfugge sempre.
Si sentì osservata dagli occhi amorevoli delle montagne lì intorno, si voltò di scatto e si accorse che un monte la stava seguendo: proprio come certe sere la seguiva la luna quando il papà passava a prenderla dalla nonna per riportarla a casa, in auto.
«Mi stai seguendo?» chiese Marianna.
«Sì, ma con i miei tempi: mi muovo di qualche millimetro ogni secolo. Non posso fare come te, che corri veloce e cresci in fretta!»
«Vuoi dire che anche tu cresci?» chiese Marianna.
«Mi basta giusto un po’ d’acqua e di vento, ogni giorno, e divento più grande e più saggio. Esattamente come te. Solo i tempi, tra noi due, sono diversi. Ma possiamo lo stesso diventare amici, vuoi?»
«Sì, certo! E dove stai andando, muovendoti con i tuoi tempi?» chiese ancora Marianna.
«C’è una bella montagna addormentata nel bosco, e sto andando a risvegliarla con un bacio».
Marianna sorrise.
«Ora» continuò il monte «dato che i tempi miei e i tuoi sono diversi, se per caso ti capitasse di passare da lei prima che arrivi io, sussurrale per favore che, anche dopo tutti questi millenni, la penso sempre e che sto arrivando più veloce che posso!»
«In fondo, a parte i tempi, gli uomini e le montagne si assomigliano» disse Marianna.
«Una sera ti farò salire sulle mie spalle: da quassù è bello vedere quando in una casa del paese si accende una nuova luce. Vorrei tanto vedere luci accendersi in queste case, non solo spegnersi».
L’orologio del campanile batté l’ora: Marianna sembrò svegliarsi all’improvviso da un sogno.
Intorno a lei, i suoi compagni e la maestra stavano parlando, e non si erano accorti di nulla.
Ma alzando lo sguardo Marianna si sentì riempire di felicità: uno stormo di uccelli proveniva proprio dal monte suo amico.
Sembrava un messaggio che superava, volando, ogni steccato imposto dal tempo.

