Darsi la mano è un saluto comune a molte civiltà: anticamente si dimostrava in questo modo di non nascondere armi e che, quindi, si veniva in pace. La stretta di mano è antichissima era presente già nei geroglifici egizi, come simbolo del patto siglato fra l’uomo e gli dei. Ma è molto di più, è uno degli organi fondamentali del corpo umano che ci permette di entrare in contatto con il mondo che ci circonda.
Nella mano ci sono 27 ossa e ben 14 solo nelle dita, tra falangi, falangine e falangette. Nel piede, invece, ce ne sono 26.
Le mani col pollice opponibile permettono di afferrare gli oggetti e maneggiare utensili.
Le dita delle mani sono lunghe e sottili ed hanno pochi muscoli. Per muovere le mani, infatti, usiamo i muscoli dell’avambraccio a cui sono collegate da lunghi tendini che le controllano.
Le unghie delle mani crescono da 1,8 a 4,2 mm al mese.
Unità di misura basate sulla mano: la spanna, la distanza tra le punte di mignolo e pollice di una mano aperta, il palmo, larghezza della mano, il pollice, dalla punta alla prima falange.
La Cueva de las Manos è una caverna della Patagonia argentina. L’interno è costellato da 729 misteriose impronte di mani di adolescenti, quasi tutte sinistre, che risalgono a più di 10 mila anni fa.
La sindrome della mano aliena è un disturbo neurologico in cui una mano agisce in modo incontrollabile.
I fossili dimostrano che lo stiloide della mano, la protuberanza ossea che stabilizza il polso quando si afferrano oggetti piccoli, è comparso dopo l’invenzione, da parte dell’uomo, dei primi utensili.
Antonio Alfonseca e Frank Tolbert sono due sportivi famosi, giocano rispettivamente nella Major League di baseball e nell’NBA, hanno entrambi sei dita per mano.
Su ogni mano ci sono circa 20 mila recettori tattili: 100 per centimetro quadrato sulla punta delle dita, circa 20-30 per centimetro quadrato sul palmo.
Le mani, ma più in generale la pelle, ci aiutano a “leggere” il mondo che ci circonda e a orientarci in esso.

