Lavorare quattro giorni a settimana: è la riforma del lavoro che sta valutando il Portogallo, dopo Islanda, Spagna e Belgio. Il progetto, dunque, prevede un giorno di riposo in più a parità di salario. Il governo, guidato dal premier António Costa, prima di introdurla in modo sistematico, ha intenzione di condurre un esperimento. In un primo momento parteciperanno solo le aziende private, che dovranno iscriversi entro gennaio 2023 su base volontaria (non avranno sovvenzioni come avviene in altri Paesi). In seguito, si capirà se potrà essere introdotta anche nel settore pubblico.
I difensori della proposta sostengono che consentirebbe una migliore conciliazione tra vita professionale e lavorativa, lasciando una giornata libera in più, ridurrebbe il rischio di problemi mentali associati al lavoro come “burn out” e sarebbe positiva per l’ambiente riducendo il pendolarismo.
È da tempo che in Europa se ne discute, soprattutto in seguito alla pandemia di Covid-19, che ha mostrato le possibilità di organizzare il lavoro in modo diverso. In Spagna, la multinazionale della moda Desigual ha deciso la scorsa settimana di introdurre la settimana di quattro giorni; una tendenza che anche altre aziende stanno applicando. È l’Islanda però a detenere il primato: tra il 2015 e il 2017 ha registrato una riduzione dell’orario di lavoro nel settore pubblico da 40 a 35 ore settimanali, ripartita su quattro giorni e senza riduzione salariale. Il risultato è stato un miglioramento dell’equilibrio tra lavoro e vita privata; e aumento della produttività.

