La trottola appartiene a quei giochi classici che piace sempre, a qualsiasi età o angolo del mondo ci si trovi, il suo roteare sfidante l’equilibrio ammalia in modo unico.
Quando si parla di trottola è difficile non pensarla come un gioco antico, fatta di ricordi e tempi lontani, ed infatti per quanto si sia evoluta e tecnologizzata negli ultimi decenni, la sua storia è lunga millenni. Reperti egizi ci testimoniano che i bimbi del Nilo usavano questo gioco nei loro divertimenti, ma non solo: nei versi dell’Iliade, la trottola viene usata come paragone per descrivere una pietra rotante lanciata da Aiace. Alcuni reperti di questo piccolo gioco sono stati rinvenuti anche in Mesopotamia, altri negli scavi dell’antica Troia, a Pompei, in alcune tombe etrusche, oltre che in Cina, Giappone e Corea. La similitudine tra l’equilibrio della trottola e le armonie umane è citata anche nelle opere di grandi menti come Platone, Aristotele, Plinio, Virgilio e Ovidio, i quali conoscevano questo gioco col termine latino “turbo”; erano complete di lacci o fruste per metterle in moto ed erano usate disegnando a terra un grande cerchio diviso in dieci settori numerati, a ciascuno dei quali corrispondeva un punteggio. Lo scopo era far roteare la trottola nel centro, raggiungendo così il punteggio più alto.
Nel Borneo e nella Nuova Guinea, un’antica tradizione vuole che dopo la semina, i contadini facciano girare le trottole per stimolare la crescita dei germogli, come buon auspicio di abbondanza. Anche i bambini delle popolazioni indigene in Asia e Africa giocano con le trottole, principalmente realizzate con legni rudimentali o ghiande, mentre in Giappone gli artigiani hanno creato delle trottole partorienti, ovvero delle trottole che mentre girano ne liberano altre più piccole.
Nella sua versione classica, la trottola è solitamente fatta di legno duro, a forma di cono con una punta di ferro ad un’estremità che viene fatta girare tirando con forza un filo avvolto intorno ad essa; questa particolare forma con la punta di metallo, le permette di girare su stessa riuscendo a mantenere l’equilibrio, formando una spirale di colori particolarmente suggestiva. Si può giocare da soli o sfidandosi in gruppo, osservando le evoluzioni o giocando a quale trottola elimina l’altra fermandone la rotazione. Colorate e divertenti, oggi continuano ad essere un passatempo sano e stimolante nonostante non cosi conosciuto dalle nuove generazioni.
La fama della trottola è accresciuta nuovamente tra i giovanissimi grazie al cartone animato Beyblade, tratto da un manga giapponese, dove però non ci sono trottole in legno, ma esemplari più moderni composti da materiali come plastica e metallo; la trama del cartone è incentrata sulle sfide tra diversi giocatori, blader, che si sfidano dentro un’arena utilizzando degli shooter (lanciatori) per tirare il loro beyblade (la trottola). Vince chi riesce a tenerli in piedi il più a lungo possibile.
Quindi, nella sua semplicità la trottola è parte della storia da sempre, presentandosi in un gioco di equilibri e velocità, tale da essere considerata sinonimo di vita armoniosa

