In Sudafrica vive un popolo che si contraddistingue per una caratteristica a dir poco unica: la grande allegria che li porta ad essere sempre sorridenti. I volti di questa gente sono sempre colorati, ma non per giocare agli indiani, bensì per proteggersi dal sole. Queste sono le particolarità degli Zulu, popolo guerriero forte e autentico, nonché etnia nera più numerosa in Sudafrica; infatti, sono circa undici milioni di persone e vivono in villaggi, ancora oggi molti dei quali senza elettricità e acqua corrente.
Quando si arriva nei loro villaggi, si viene accolti con una stretta di mano a tre fasi verso i componenti della tribù, seguita poi, da una cerimonia di benvenuto: viene offerta della birra di sorgo versata all’interno di una piccola zucca scavata. Rifiutarla significa respingere l’ospitalità.
La vita simbiotica con i ritmi della natura ed i suoi abitanti, porta i bimbi zulu a fare un gioco di squadra conosciuto in tutto il mondo, che richiama la vita animale africana: Mbube Mbube; questo nome deriva dal suono con cui questo popolo chiama i leoni. È un’attività adatta a tutte le età, da fare in squadra quanto più numerosa possibile, dove le uniche cose necessarie sono due bende e tanta voglia di divertirsi in compagnia.
In questo gioco, i bambini hanno l’incarico di aiutare un leone, mbube, a localizzare e catturare un impala. Tutti i giocatori si dispongono in cerchio e viene scelta una coppia bambini che giocheranno nel ruolo dei due animali. Vengono entrambi bendati mente gli altri gli girano intorno; i giocatori disposti così a cerchio chiamano il leone gridandogli: “mbube, mbube!”.
Man mano che l’impala si avvicina al leone, i canti dei giocatori in cerchio diventano più veloci e rumorosi. Al contrario, se il leone è lontano, i canti del cerchio diminuiscono e si attenuano.
Se il leone non riesce a catturare l’impala in un minuto, viene scelto un nuovo leone, mentre se il leone cattura l’impala, viene scelto un nuovo impala.

