Il gioco degli scacchi è una di quelle attività che da sempre affascinano grandi e piccoli giocatori per via della sua eleganza, dettata dai tanti personaggi che popolano le lucenti scacchiere; re e regina con corone maestose sono cinti da un esercito di alfieri, cavalli, torri e pedine, tutti pronti a raggiungere i reali avversarsi e renderli “matti”.
Gli scacchi hanno circa 1500 anni e risalgono al VI secolo in India; nato come simulazione “pacifica” di uno scontro tra due eserciti, questo gioco si diffuse con il nome di chaturanga. La leggenda più famosa narra che ad inventare questo gioco sia stato un uomo di nome Sessa, che presentò il gioco ad un principe indiano per risollevargli il suo tristissimo spirito; questo aneddoto era così celebre in tempi antichi che lo stesso Dante Alighieri, lo rievocò nella Divina Commedia. Sessa intendeva divertire il sovrano mostrandogli una battaglia simulata dove piccole statuine intagliate con mosse, strategie e sacrifici, riproducevano la lotta per la cattura del re avversario.
Al di fuori della leggenda, i mercanti dell’epoca raccontavano che gli scacchi si diffusero nel VII secolo in Persia, tanto che il nome “scacchi” ha origini persiane e deriva dalla parola shah, “re”; a restare ammaliati dal gioco furono poi gli arabi che, dal X secolo, lo diffusero in tutto il Mediterraneo. Qui, il successo fu tale che divennero oggetto di testi critici e i migliori artigiani crearono pezzi sempre più elaborati e raffinati; un esempio sono “pezzi di Lewis”, prodotti in Nord Europa nel XII secolo e rappresentati nel film Harry Potter e la pietra filosofale.
Per fare questo gioco serve una scacchiera, ovvero una tavola di forma quadrata composta da 64 caselle che si alternano tra bianche e nere; a partecipare sono solo due giocatori che dispongono di 16 pezzi a testa da muovere: l’obiettivo è arrivare a fare scacco matto, cioè mangiare con uno dei propri pezzi il re dell’avversario. Il re è il più importante tra tutte le pedine e il significato allegorico del gioco è quello di rappresentare una guerra dove sono simboleggiate le quattro parti di un esercito dell’epoca: carri, elefanti (l’alfiere era prima un elefante), cavalieri e fanti.
Il successo del gioco degli scacchi tra le corti era dovuto al suo essere un addestramento polivalente nella formazione di nobili, dotti e cavalieri perché era sia un esercizio di strategia e comando, sia un ammaestramento morale per stimolare logica e pazienza.
Proprio queste virtù sono, ancora oggi, una preziosa fonte per i bambini: gli scacchi favoriscono i processi di apprendimento, problem solving, una maggiore capacità di muoversi e percepire lo spazio, nonché una propensione alla creatività, pianificazione, strategia e memoria. Con pazienza e serenità, gli scacchi diventano un potenziamento di molte aree cerebrali, tra cui anche quelle della concentrazione.
Tanti benefici e divertimento per un gioco comodo e raffinato, provare per credere.

