Essere scaraventati su un’isola deserta è in sé abbastanza scocciante, soprattutto se non avete avuto il
tempo di portarvi dietro tutte le cose che avreste voluto portarvi, compresi (forse) i genitori, che se
ne stavano su un’altra barca, non molto distante dalla vostra, ma comunque troppo lontana per poter
intervenire ed evitare ai propri figli il disastro del naufragio.
E quindi il naufragio c’è stato, come nei film, e Luca, Giuditta e Giampaolo, mentre se ne stavano a
bordo del gommone calato dalla barca dei genitori, travolti da improvviso tifone, si ritrovano su
quest’isola che non era prevista sulla rotta, che non si sa come si chiami, che non si sa quanto sia
grande, se sia abitata da umani (non pare) o da belve feroci (speriamo di no), se sia alberata
(sicuramente sì), se sia un’isola, insomma, pericolosa o innocua, colma di segreti oppure
semplicemente piena di sostanziosi frutti, di acqua limpida e potabile, ottima per attendere l’arrivo
dei genitori salvatori prendendo il sole di giorno e ronfando al sicuro di notte.
A proposito di notte, i tre ragazzi ora che hanno asciugato i vestiti al sole e mangiato i biscotti di una
scatola miracolosamente sbattuta dalle onde sulla spiaggia, pensano che la cosa migliore da fare,
prima che si faccia notte, sia quella di accendere un bel fuoco.
«Qui è pieno di legna secca, ma con cosa lo accendiamo il fuoco? Non abbiamo fiammiferi, né
accendini!» dice Luca.
«Ma ci sono i miei occhiali!» dice Giuditta togliendoseli dal naso pieno di lentiggini.
«E cosa ce ne facciamo degli occhiali?» chiede Giampaolo fissando sconsolato il mucchio di legna
secca «Ma certo!» salta su Giampaolo colto da improvvisa illuminazione «Brava Giuditta, usando le
lenti degli occhiali per concentrare i raggi del sole, accenderemo qualche legnetto e poi daremo
fuoco… al fuoco!»
E così fanno: grazie alle lenti degli occhiali di Giuditta, i raggi del sole si concentrano in un punto
piccolo come quello di un raggio laser, scaldano il legno così tanto che quello comincia ad emettere
fumo fino alla sua completa accensione. Il primo legnetto ne accende un secondo, poi un terzo, e a
quel punto anche i rami più grandi prendono fuoco. I tre ragazzi sono così intenti nel loro lavoro che
non si accorgono del minaccioso tempio di pietra che si trova proprio alle loro spalle e che, complice
la lenta discesa del sole, allunga la sua ombra sul terzetto, avvolgendolo nella sua cupa, oscura,
massiccia ed antica presenza.

