Districarsi tra mille pezzi diversi pur di riuscire a comporre l’immagine finale è un’esperienza che interessa prima o poi tutti, grandi e piccini. In qualsiasi cesto dei giochi, o libreria, è presente almeno un puzzle in scatola pronto per essere montato e restituire la soddisfazione di tanto ingegno e sguardo aguzzo. La nascita di questo gioco avvenne grazie ad un tentativo ben riuscito di trovare un metodo alternativo per insegnare agli alunni nozioni di storia, geografia e religione: nel 1767, l’incisore John Spilsbury provò a dare ai suoi alunni nuove conoscenze attraverso mappe e cartine che in un primo momento erano dipinte su tavole di legno e poi, ritagliate in piccoli pezzi. Il primo puzzle realizzato da Spilsbury fu un planisfero fissato su una tavola di legno dove, ogni singola nazione veniva separata dall’altra con l’utilizzo di un seghetto. Tutte queste caratteristiche avevano costi molto alti per la realizzazione dei puzzle, tanto da renderlo un “gioco” riservato principalmente ai figli della nobiltà. Nel tempo, i soggetti dei puzzle aumentarono: non erano solo carte geografiche ma anche eventi storici o scene della Bibbia. Per ridurre il costo, vennero usati legni meno pregiati, per arrivare poi verso la fine dell’Ottocento ed avere la produzione di puzzle su cartone. Una piccola curiosità: solo nel 1930 le scatole contenenti i pezzi del gioco proposero sul coperchio l’immagine da riprodurre, mentre fino ad allora chi giocava doveva “indovinare” l’immagine nascosta nei pezzi. Con le attuali tecniche di stampa ed intaglio, i puzzle di cartone hanno sostituito quelli di legno diventando accessibili a tutte le tasche. Ma non solo: nel tempo sono aumentati i pezzi con cui l’immagine era scomposta, si partì da 500 pezzi, poi mille e negli anni Settanta si arrivò 2 mila. A questo punto, i puzzle erano sempre più difficili e diventarono un passatempo per adulti, tanto che tra le aziende produttrici di giochi cominciò la sfida per produrre “il puzzle più difficile”: il primo di questi nacque nel 1964, formato da soli 340 pezzi e avente come soggetto un quadro astratto, mentre il record per il puzzle più grande in commercio ce l’ha, dal 2018, un set da 52.110 pezzi prodotto da un’azienda ceca. Gli elementi che caratterizzano il gioco sono principalmente i colori, i disegni e le forme, rivelandosi un ottimo metodo per allontanare lo stress e allenare il cervello. In commercio si trovano puzzle per ogni gusto: in cartone, fluorescenti che si illuminano al buio, o raffiguranti opere famosi, oppure i puzzle-ball e i puzzle 3D. In un momento difficile come quello del COVID-19, questo gioco ha contato una grandissima vendita grazie ai milioni di persone chiuse in casa che hanno ricorso a comporre puzzle per stare tranquilli, combattere le noia e allietare il tempo
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