Se si è cresciuti negli anni ’90 sicuramente si avrà avuto tra le mani, almeno una volta, il piccolo uovo interattivo conosciuto in tutto il mondo come Tamagotchi. Circa 25 anni fa in Giappone venne inventato il primo cyber-pet elettronico che, in un solo anno, contò più di 80 milioni di dispositivi venduti.
Nato come creazione della giapponese Aki Maita, il Tamagotchi è il risultato del voler mettere un animaletto dentro un uovo e far sì che il proprietario se ne curasse come fosse un vero pet domestico; il nome del piccolo uovo è infatti composto dalle parole «tamago», dal giapponese «uovo», e «tchi» che sono le lettere finali di «watch» (orologio in inglese). Durante il suo primo anno di vita diventò così popolare in Giappone che subito ne varcò i confini, raggiungendo l’Europa e gli USA; il successo di questo virtual-pet fu clamoroso e fece innamorare tutti quei ragazzini dell’epoca che affollavano le lunghe code dinanzi ai punti vendita del Tamagotchi. Le vendite stellari registravano un acquisto al secondo, portando una somma di oltre 40 milioni di unità vendute in pochi mesi e risollevando da una forte crisi la sua casa madre, Bandai; dinanzi a tutto ciò, tante altre aziende lanciarono sul mercato diverse imitazioni del Tamagotchi che conobbero lo stesso un discreto successo.
Questo must have non è altro un piccolo uovo con all’interno un micro chip, 3 piccoli tasti ed un altrettanto schermo Lcd. I colori e i motivi del suo guscio sono infiniti, per tutti i gusti, e una piccola catenina posta alla sua sommità lo trasforma in un comodo portachiavi da avere sempre con sé, proprio per curare ovunque ci si trovi il piccolo animaletto digitale. Infatti, accudire il pet è proprio lo scopo del gioco: curare i suoi bisogni e necessità, assicurargli una vita sana e serena, sono gli elementi per dare al piccolo amico una vita più lunga possibile; grazie ai piccoli tasti sulla cover, è possibile sfamarlo, accendergli o spegnergli la luce, controllare il suo peso e l’indice di salute, giocare con lui, occuparsi della sua igiene e soprattutto occuparsi delle sue emozioni. Insomma, è un gioco che ricrea il vero e proprio insieme di cure che si dedicano ad un animale in carne e ossa.
Dopo il 1996 si registrarono 37 versioni successive, collaborazioni con Game Boy, Nintendo e Wii, partecipazioni in film e serie animate; un successo a tutto tondo. A lungo andare, le innumerevoli attenzioni richieste dal piccolo pet hanno portato i suoi padroncini a riporre il Tamagotchi nel cassetto, proprio perché prendersi cura dell’animaletto elettronico era piuttosto impegnativo. Certo è, che ad oggi, qualsiasi ventenne passando davanti ad un espositore di Tamagotchi rivive le piccole emozioni dell’aver posseduto quell’icona di un’epoca da poco passata, dove un piccolo gioco interattivo fatto di pochi e semplici elementi impegnava non poco la vita di un qualsiasi adolescente di fine millennio. Per chi ne abbia la malinconia, da qualche mese sono tornati in commercio i Tamagotchi, per quegli amanti che non possono resistere al fascino vintage del primo virtual pet da amare e coccolare.

