In seguito all’aggressione della Russia all’Ucraina, Finlandia e Svezia avevano chiesto di entrare nella Nato per motivi di sicurezza. Richiesta che è stata accettata dai paesi dell’Alleanza. Ad opporsi, finora, la Turchia di Erdogan perché i due paesi scandinavi hanno da sempre sostenuto il popolo curdo, minoranza etnica a cui la Turchia nega diritti e libertà.
Tuttavia, il 28 giugno la Turchia ha ritirato il veto per l’ingresso nella Nato di Svezia e Finlandia. I tre Paesi hanno firmato un memorandum d’intesa, un nuovo accordo che prevede:
– Estradizione in Turchia di decine di rifugiati politici curdi
– Stop ai finanziamenti delle realtà politico-sociali curde in Turchia
– Fine di ogni embargo all’esportazione di armi in Turchia
La Nato ha accettato l’accordo? Sì, mettendo a repentaglio il popolo curdo in nome dell’allargamento dell’Alleanza. «Con l’ingresso di Stoccolma ed Helsinki nell’Alleanza saremo tutti più sicuri», ha dichiarato il segretario generale della Nato, Jens Stoltenberg, che ha seguito tutta la trattativa.
I curdi sono un popolo che appartiene ad uno dei gruppi etnici più numerosi del Medio Oriente. Eppure, nonostante questo, non hanno uno Stato riconosciuto e vivono sparsi tra nazione diverse: Iraq, Iran, Siria, Armenia, Turchia e, in minor concentrazione, in Afghanistan e Azerbaigian. Circa cinque milioni hanno invece scelto di emigrare in Europa (in Germania, ad esempio).
Vorrebbero creare un unico Paese indipendente e ciò ha creato frizioni e contrasti – spesso violenti e sanguinosi – con i governi delle nazioni che li “ospitano” e altre popolazioni con cui condividono il territorio. I curdi sono da sempre considerati una minaccia dalla Turchia, per la loro presenza anche nel cosiddetto Kurdistan turco: impensieriscono il presidente che teme un giorno la formazione di un nuovo stato che comprenda anche i territori turchi.

