Il 2021, segnato dall’altalenante speranza di contenere la diffusione del coronavirus grazie alla campagna vaccinale, sta per concludersi.
La fiducia nella ripartenza economico-sociale dell’Italia è stata rappresentata dalla definizione e approvazione del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR): il Piano, il cui importo totale è di 191,5 mld, si articola in 6 missioni incentrate in particolare su digitalizzazione e transizione ecologica, e consente al Paese di accedere ai fondi di Next Generation EU, il programma da 750 miliardi di euro finalizzato al rilancio dell’economia europea, travolta dalla crisi pandemica.
Un simile ampio disegno economico-politico ci riporta al 5 giugno 1947, quando negli USA fu varato un sistema di aiuti economici per favorire la ricostruzione e la ripresa dell’Europa a seguito della Seconda guerra mondiale. Lo “European Recovery Program”(ERP), infatti, fu il piano proposto dal segretario di Stato americano George Marshall che prevedeva lo stanziamento di ingenti risorse, circa 17 miliardi di dollari erogati in quattro anni, per finanziare progetti di ricostruzione e sviluppo proposti in modo autonomo dalle nazioni europee.
Il cosiddetto “Piano Marshall”, che terminò la propria attività il 31 dicembre 1951, intendeva favorire il rafforzamento dell’Europa con l’espansione dei consumi e del benessere ma, al tempo stesso, mirava a ridurre il rischio di tensioni sociali che avrebbero potuto legittimare l’influenza dei partiti comunisti nei Paesi appena usciti dal conflitto.
Anche se inizialmente il Piano Marshall era stato rivolto a tutti i Paesi europei e all’URSS, il rifiuto di Stalin accentuò la divisione dell’Europa in due blocchi, in base alla contrapposizione politico-ideologica della Guerra Fredda che si stava allora delineando tra le due superpotenze. L’URSS reagì al piano americano varando i “Piani Molotov”, un programma di aiuti alle economie dell’Europa dell’est per integrarle nel sistema sovietico; così, mentre i Paesi dell’Europa occidentale conobbero un boom economico fino al 1973, la crescita dei Paesi dell’Est restò legata alla pianificazione economica imposta da Mosca.

