Il primo dicembre 1955, su un autobus che l’avrebbe riportata a casa a Montgomery, in Alabama, una donna rifiutò di cedere il suo posto a un uomo bianco. In America vigeva la segregazione razziale. Bianchi e neri erano divisi in tutte le attività quotidiane: dovevano mangiare in ristoranti separati e frequentare scuole distinte; i neri dovevano seguire molte regole come quella di non sedersi accanto ai bianchi nei mezzi pubblici.
Anche se nel 1954 la Corte Suprema degli Stati Uniti aveva affermato che la segregazione razziale rappresentava una violazione dello spirito della Costituzione americana, molti Stati del Sud continuavano a metterla in pratica, condizionando la vita delle persone e favorendo la discriminazione razziale.
Fu così che, in una giornata invernale, Rosa Parks, una sarta quarantaduenne, decise di difendere il suo diritto di restar seduta nel posto da lei occupato e per il quale aveva pagato il biglietto.
Rosa Parks fu arrestata per aver infranto le norme allora vigenti, fatto peraltro già accaduto alcuni mesi prima quando una giovane studentessa, Claudette Colvin, fu arrestata per violazione della legge sulla segregazione razziale dopo essersi rifiutata in autobus di cedere il proprio posto a una donna bianca.
In poco tempo, però, Rosa Parks divenne il simbolo del movimento dei diritti civili: in risposta al suo arresto, infatti, l’allora poco noto pastore battista, Martin Luther King, organizzò un boicottaggio pacifico delle autolinee di Montgomery: per ben 381 giorni la comunità afroamericana non prese gli autobus.
Ogni forma di segregazione razziale fu abolita negli Stati Uniti soltanto nel 1964 con la legge sui diritti civili, il “Civil Rights Act”.
Rosa Parks ci ha insegnato a non aver paura di ciò che facciamo quando siamo nel giusto.

