Il 2 novembre 1917 il governo britannico si dichiarava favorevole alla creazione di un “focolare nazionale” per il popolo ebraico in Palestina.
Le tensioni tra israeliani e palestinesi non cessano. La decisione di Israele di costruire circa 3mila unità abitative nelle colonie della Cisgiorgiana occupata, per potenziare l’insediamento ebraico, è stata giudicata da Europa, Gran Bretagna e Stati Uniti una violazione del diritto internazionale che compromette gli sforzi compiuti finora per garantire pace e stabilità nel Medio Oriente.
La tormentata storia dei rapporti tra israeliani e palestinesi è segnata da una data significativa, il 2 novembre 1917: in quel giorno, infatti, mentre era in corso la Prima guerra mondiale, il ministro degli Esteri britannico Arthur James Balfour scrisse una lettera al barone di Rothschild, esponente del movimento sionista, in cui assicurava l’impegno del governo britannico a costituire un “focolare nazionale” per il popolo ebraico in Palestina. La lettera, nota come “Dichiarazione Balfour”, fu accolta con favore dall’opinione pubblica occidentale e rappresentò per gli ebrei l’annuncio della rinascita dello Stato di Israele, influendo inevitabilmente sugli assetti post-bellici del Medio Oriente.
La breve dichiarazione di Balfour riconosceva i diritti nazionali ebraici in Palestina ma affermava anche che l’insediamento degli ebrei non avrebbe dovuto pregiudicare i diritti civili e religiosi delle comunità non ebraiche residenti in Palestina. Tuttavia, la possibilità di creare uno Stato comune per arabi ed ebrei fu subito abbandonata lasciando spazio alle crescenti tensioni tra i due popoli che si acuirono con la fondazione dello Stato d’Israele nel 1948.

