Gesù aveva ricordato ai discepoli di trovare un luogo per cenare insieme e la sera si riunirono intorno al grande tavolo che le donne avevano imbandito col cibo prescritto per quel particolare pasto. Prese posto, egli annunziò che sarebbe stata l’ultima cena con loro ed aggiunse che uno dei presenti lo avrebbe tradito. I discepoli si guardarono increduli e turbati. Pietro, con un tono di rimprovero, rispose: «Come puoi dire questo? Nessuno mai ti tradirà». Ma Gesù guardandolo negli occhi e con un tono di voce triste ma deciso continuò: «Proprio tu mi rinnegherai tre volte prima che il gallo canti».
Dopo quelle parole Gesù invitò alla calma e, preso del pane, lo spezzò e lo distribuì dicendo: «Questo è il mio corpo, prendetelo e mangiatelo e fate ciò in memoria di me». Fece la stessa cosa con la coppa del vino: «Questo vino è il mio sangue, offerto per la nuova alleanza, versato per voi. Prendete e bevetene tutti, in memoria di me». I discepoli eseguirono in silenzio, turbati per quello che stava accadendo e che non comprendevano a pieno. Erano stati invitati a cibarsi di lui, offerta di sé in un modo assoluto e generoso, sublime gesto d’amore.
Terminato il pasto Gesù si alzò e loro lo seguirono diretti nell’orto del Getsemani. Era notte. Si adagiarono intorno a lui con le spalle ai tronchi perché l’erba fresca era già umida. Si addormentarono e Gesù si allontanò di poco; inginocchiatosi cominciò a pregare per superare l’angoscia e vincere la paura: «Padre, ti prego allontana questo calice, ti scongiuro di salvarmi». Ma non ricevette risposta. Buio e silenzio moltiplicavano gli effetti poco piacevoli del vento della notte sul corpo. Con le mani tremanti sul volto Gesù sillabò: «Sia fatta la tua volontà». Tornato dai discepoli, li svegliò per dirigersi all’uscita. Ma lì s’imbatté in Giuda e nelle guardie, che lo afferrarono dopo che Giuda l’ebbe baciato secondo il segno convenuto.
Perché buio e silenzio? Perché quell’angoscia generata dall’umanissimo terrore di morire? Veramente Dio non risponde alla preghiera, non lo conforta, non incoraggia, lascia soli nel momento del bisogno? È difficile capire, come assurdo diventano la violenza del tradimento, l’arresto, il calvario. Queste domande emergono riflettendo sull’episodio del Getsemani. Emerge la dinamica umana dell’esperienza di smarrimento, una conferma che Gesù è un uomo come noi, una situazione che rende ancora più preziosi i gesti che compie e le parole che pronunzia. Egli ha compreso che per salvare gli uomini e il mondo intero occorre superare ogni desiderio di vendetta per il male ricevuto, liberarsi di ogni ipocrisia, superare il desiderio di violenza per vincere la solitudine. Ha dimostrato che come uomini è possibile amare il prossimo come se stessi, porgere l’altra guancia come egli ha fatto, far passare ai primi posti gli ultimi per praticare la vera giustizia, vivere insieme nella pace. Gesù accetta consapevolmente di essere l’Agnello sacrificale, martire umanissimo per dare a noi una possibile via di salvezza.

