La parola Ebraismo fa rimando al complesso di credenze religiose e di retaggi culturali e rituali, cui il popolo ebraico ha dato vito a partire dal remoto 2000 avanti Cristo. La religione ebraica è del resto la più antica fra quelle di matrice monoteistica (Cristianesimo, Ebraismo e Islam). Ciò a motivo della sua fede nell’unico Dio, il quale, dopo aver creato il mondo e l’uomo, e dopo aver salvato Noè e la sua famiglia dal diluvio universale, si rivelò ad Abramo, primo patriarca biblico e capostipite di tutti i giudei, per stipularvi un’alleanza, per indurlo in Canaan (Terra Promessa) e quindi all’abbandono del politeismo. È opinione ormai comune quella secondo cui gli ebrei in origine abbiano avuto una religione simile a quella delle popolazioni limitrofe, basata cioè sulla fede in più divinità, e che solo a partire da Abramo, cioè circa 4000 anni fa, abbiano poi iniziato a credere nell’unicità di Dio. Di questo ce ne rende edotti la Bibbia, che per gli ebrei è però costituita da soli 39 libri, tutti rigorosamente scritti prima della venuta di Cristo. Già perché per essi, Gesù non solo non sarebbe il vero Messia, ma non sarebbe neanche “Vero Dio”, come invece afferma il nostro Credo Niceno-Costantinopolitano. Un’altra grande differenza tra ebrei e cristiani è data dal calcolo del tempo, che, se per noi inizia a partire dalla morte di Cristo, cioè 2022 anni fa, per loro comincia ben 5782 anni fa, ossia nell’anno 3761 avanti Cristo, quando Dio avrebbe creato Adamo, il primo uomo. Al di là di questo, però, tra cristianesimo e ebraismo esistono numerosi punti in comune. A cominciare dalle origini giudaiche di Gesù e dei suoi genitori terreni, la Vergine Maria e Giuseppe suo sposo, fino a scalfire la fede nell’unico Dio (che per noi è, però, uno e trino, cioè dotato di tre Persone in un unico Dio: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo), e la medesima radice biblica. Il principale luogo di culto giudaico è la Sinagoga, che simboleggia ciò che per noi rappresenta la chiesa, cioè un punto d’incontro con Dio destinato alla preghiera.
Antonio Migliorino

